giovedì 17 aprile 2014

Del buon uso delle tentazioni


Come il buon soldato non ha paura di combattere, così il buon cristiano non deve aver paura della tentazione. Tutti i soldati sono bravi quando sono all’interno della loro guarnigione: è sul campo di battaglia che si nota la differenza tra i coraggiosi e i vili.
 

La più grande delle tentazioni è di non averne alcuna. Si potrebbe arrivare a dire che bisogna essere contenti di avere delle tentazioni: è il momento del raccolto spirituale, durante il quale facciamo provviste per il cielo. È come nel tempo della mietitura: ci si leva di buon mattino, ci si dà un gran daffare, ma non ci si lamenta, perché si raccoglie molto.
 

Il demonio tenta solamente le anime che vogliono uscire da una situazione di peccato e quelle che sono in stato di grazia. Le altre gli appartengono già: non ha alcun bisogno di tentarle.
 

Se fossimo profondamente compresi della santa presenza di Dio, sarebbe molto facile per noi resistere al nemico. Sarebbe sufficiente il pensiero “Dio ti vede!” per non peccare mai.
 

C’era una santa che, dopo esser stata tentata, si lamentava con il Signore dicendogli: «Dov’eri dunque, amatissimo Gesù, durante quella tremenda tempesta?». E il Signore: «Ero al centro del tuo cuore e mi rallegravo di vederti combattere».
 

Un cristiano deve essere sempre pronto alla lotta. Come in tempo di guerra ci sono sempre le sentinelle appostate per vedere se il nemico si avvicina, così anche noi dobbiamo stare sempre in guardia per controllare che il nemico non ci tenda delle trappole e non ci sorprenda…

Tratto da: Curato d’Ars, Pensieri scelti e fioretti, ed. San Paolo

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venerdì 11 aprile 2014

Collera e ragione



Soltanto colui che si arrabbia senza motivo è colpevole;
chi si adira per un motivo giusto non incorre in nessuna colpa.
Poiché, se mancasse la collera, non progredirebbe la conoscenza di Dio,
i giudizi non avrebbero consistenza ed i crimini non sarebbero repressi.

Ed ancor più: chi non si incollerisce quando lo esige la ragione,
commette un peccato grave,
poiché la pazienza non regolata dalla ragione
propaga i vizi,
favorisce le negligenze
e porta al male,
non soltanto i cattivi ma,
soprattutto, i buoni.

(San Giovanni Crisostomo - Hom. XI in nath, 344-407)


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venerdì 4 aprile 2014

Mi’ padre me diceva



Mi’ padre me diceva: fa’ attenzione
a chi chiacchiera troppo; a chi promette
a chi dopo èsse entrato, fa: “permette?”;
a chi aribbarta spesso l’opinione
e a quello, co’ la testa da cojone,
che nu’ la cambia mai; a chi scommette;
a chi le mano nu’ le strigne strette;
a quello che pìa ar volo ogni occasione
pe’ di’ de sì e offrisse come amico;
a chi te dice sempre “so’ d’accordo”;
a chi s’atteggia come er più ber fico;
a chi parla e se move sottotraccia;
ma soprattutto a quello – er più balordo –
che, quanno parla, nun te guarda in faccia.


Di Aldo Fabrizi

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sabato 29 marzo 2014

I popoli passano, i troni crollano


«Io conosco gli uomini e le dico che Gesù non era un uomo.
Gli spiriti superficiali vedono una somiglianza tra il Cristo e i fondatori di imperi, i conquistatori e le divinità delle altre religioni. Questa somiglianza non c’è: tra il cristianesimo e qualsivoglia altra religione c’è la distanza dell’infinito […].
 

Lei, generale Bertrand, parla di Confucio, Zoroastro, Giove e Maometto. Ebbene, la differenza tra loro e Cristo è che tutto ciò che riguarda Cristo denuncia la natura divina, mentre tutto ciò che riguarda tutti gli altri denuncia la natura terrena […].
Cristo affida tutto il proprio messaggio alla propria morte: come può essere ciò l’invenzione di un uomo? 

[…] Ma l’impero di Cesare quanti anni è durato? Per quanto tempo Alessandro si è sostenuto sull’entusiasmo dei propri soldati? […]
I popoli passano, i troni crollano ma la Chiesa resta. 

Allora, qual è la forza che tiene in piedi questa Chiesa assalita dall’oceano furioso della collera e del disprezzo del mondo? 

[…] Il mio esercito ha già dimenticato me, mentre sono ancora in vita […]. Ecco qual è il potere di noi grandi uomini! Una sola sconfitta ci disintegra e le avversità si portano via tutti i nostri amici».

Napoleone Bonaparte al generale Henri Gatien Bertrand “Conversazioni religiose” (con il Generale Bertrand)

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