lunedì 26 settembre 2016

Un tesoro inviolabile


Così è, Figli carissimi; e così affermando, la nostra dottrina si stacca da errori che hanno circolato e tuttora affiorano nella cultura del nostro tempo, e che potrebbero rovinare totalmente la nostra concezione cristiana della vita e della storia. 

Il modernismo rappresentò l’espressione caratteristica di questi errori, e sotto altri nomi è ancora d’attualità. Noi possiamo allora comprendere perché la Chiesa cattolica, ieri ed oggi, dia tanta importanza alla rigorosa conservazione della Rivelazione autentica, e la consideri come tesoro inviolabile, e abbia una coscienza così severa del suo fondamentale dovere di difendere e di trasmettere in termini inequivocabili la dottrina della fede; l’ortodossia è la sua prima preoccupazione; il magistero pastorale la sua funzione primaria e provvidenziale; l’insegnamento apostolico fissa infatti i canoni della sua predicazione; e la consegna dell’Apostolo Paolo: Depositum custodi (1 Tim. 6, 20; 2 Tim. 1, 14) costituisce per essa un tale impegno, che sarebbe tradimento violare. 

La Chiesa maestra non inventa la sua dottrina; ella è teste, è custode, è interprete, è tramite; e, per quanto riguarda le verità proprie del messaggio cristiano, essa si può dire conservatrice, intransigente; ed a chi la sollecita di rendere più facile, più relativa ai gusti della mutevole mentalità dei tempi la sua fede, risponde con gli Apostoli: Non possumus, non possiamo (Act. 4, 20).

Paolo VI Udienza generale del 19 febbraio 1972

lunedì 19 settembre 2016

Il più miserevole tra tutti gli stupidi


«Il peggiore e più miserevole tra tutti gli stupidi è quello che crede di aver creato le cose e di essere capace di contenerle. L’uomo è una creatura; tutta la sua felicità consiste nell’essere una creatura o, come ci viene comandato dalla Voce dell’Altissimo, di diventare bambino. 

Tutta la sua gioia sta nel ricevere un dono o un regalo. E il bambino dimostra una coscienza profondissima, perché apprezza i regali proprio perché sono una sorpresa. Ma la sorpresa implica che una cosa giunga a te dall’esterno, e la gratitudine la si rivolge a qualcuno che è altro da te».

Chesterton, Il poeta e i pazzi. (Traduzione di A. Teggi)

martedì 13 settembre 2016

Il Regno della Virtù


«Troppo ovvio, al limite del banale. Non c’è da perdere tempo a fare considerazioni (pur sacrosante) sulle maestre di Como che hanno censurato il nome “Gesù” dalle canzoncine di Natale e lo hanno sostituito con “virtù”. […] Nel loro candore non se ne sono, ovviamente, rese conto, ma hanno obbedito così a una costante mai smentita: alla diminuzione della fede corrisponde sempre un aumento dell’interesse per la morale, sino al moralismo sfrenato (e pericoloso, oppressivo, spesso sanguinario) quando quella fede è del tutto svanita. Il culto del Dio di Cristo è sostituito dal culto, appunto, della Virtù. Termine cui, non a caso, hanno pensato subito, istintivamente, le sprovvedute insegnanti.
Giuliano l’Apostata tenta di contrastare la fede nel Nazareno con un deciso “riarmo morale” dell’Impero, cercando di ritrovare e rilanciare le Virtù della cultura pagana. 

Allo stesso istinto obbedisce il secondo, grande tentativo di scristianizzazione, quello della Rivoluzione Francese. Il programma di Robespierre si propone di realizzare le Royaume de la Vertù, il Regno della Virtù. Egli stesso vive come un’asceta, senza neppure una casa propria, affittando una stanza presso un falegname. E lì, virtuosissimo, senza bere alcolici, senza frequentare donne, senza giocare, mangiando poche e povere cose, persino usando un linguaggio castigatissimo, pensa a come completare le liste di coloro che, ogni giorno, devono essere condannati a morte. Non a caso era chiamato “l’Incorruttibile”: nessuno più morale di lui. 

È ossessiva, comunque, la predicazione di tutti i rivoluzionari francesi di ogni obbedienza, perché il popolo sia “virtuoso”. Il principale atto di accusa sulla cui base Danton fu inviato sulla ghigliottina fu l’avere detto, spazientito da tutti quei discorsi edificanti, che la sola “virtù” che conoscesse era quella che esercitava tra le sue lenzuola, ogni notte, con qualche popolana. Scandalo intollerabile tra quei farisei dei suoi colleghi e ottimo pretesto per mandarlo a morte.

Nulla di più moralista, poi, di quelle atee ideologie sorelle che sono marxismo e nazionalsocialismo. E la società secolarizzata di oggi non è forse quella in cui, dai politici, ai medici, ai media, non si fa altro che tentare di inculcare nella gente, ancora una volta, la Virtù? 

Non drogarsi, non fumare, mangiare poco, astenersi dagli zuccheri, dieta il più possibile vegetariana, esercizio fisico, niente cibi con colesterolo, non fare all’amore senza preservativo, guai a chi supera il peso forma, punizioni per chi non mette la cintura di sicurezza, tolleranza zero per chi infrange il codice stradale, inviti a praticare la solidarietà, campagne per il volontariato, sottoscrizioni buoniste alla tv, eventi sportivi benefici, auspici continui di pace universale, manette a chi non rispetti gli usi verbali “virtuosi” e parli male di chiunque non sia bianco, occidentale, “ariano”...
Sbaglia di grosso chi crede che la nostra società, staccatasi dalla fede, sia divenuta permissiva, addirittura libertina: lo è, ma solo nei fatti, non certo nelle parole e nelle intenzioni dichiarate. 

Razzola molto male ma predica bene, anzi benissimo: è lo Stato stesso che finanzia campagne per indurci a quelle belle virtù che dicevamo e le televisioni alternano donne nude ad austeri moralisti, spesso in camice bianco da primario ospedaliero o in doppiopetto da sociologo, che ci esortano all’etica più ardua. 

Nelle edicole, le riviste porno si alternano a periodici che ci danno consigli di vita da mettere in difficoltà un asceta della Tebaide. E il Ministro non si chiama più della Sanità, che è cosa tecnica, riguarda l’organizzazione e la burocrazia medica. No, pretende di chiamarsi “Ministro della Salute”: il governo, dunque, entra nella nostra vita privata e, con le buone e con le cattive, vuoi farci rigare dritto per seguire la nuova, esigentissima Etica di Stato».

(Vittorio Messori. Il Timone – Gennaio 2005)

martedì 6 settembre 2016

Una strampalata ipotesi


«Vi è una strampalata ipotesi che oggi si va consolidando nella mente di molti e che non ha nulla a che vedere con il concetto filosofico del pacifismo… 

É l’idea che la mancanza di lotta in quanto tale impedirebbe ad altri di combattere o di impadronirsi, senza colpo ferire, di quanto essi volessero». [Gli uomini] «sembrano essersi messi in capo la strana idea che in tutte le circostanze immaginabili potrebbero conservare tutte le proprie cose esclusivamente e unicamente rifiutando di difenderle. 

Sembra persino che sarebbero capaci di metter fine… a tutto il regno della violenza e dell’orgoglio semplicemente non facendo nulla. 

Ma sarà bene per tutti se tutti abbandoneranno tale illusione».

Gilbert Keith Chesterton, 1936.