giovedì 23 febbraio 2017

Un mondo perfetto


D. «Che cosa minaccia oggi la democrazia?»

R. «C’è innanzitutto l’incapacità di fare amicizia con l’imperfezione delle cose umane: il desiderio di assoluto nella storia è il nemico del bene che è nella storia. L’idea che la storia passata sia stata una storia di non libertà si afferma sempre di più; e che finalmente ora, o tra poco, si potrà o si dovrà costituire la società giusta».
Io penso che noi oggi dobbiamo con ogni decisione chiarirci che né la ragione né la fede promettono, a nessuno di noi, che un giorno ci sarà un mondo perfetto. Esso non esiste. 
La sua continua aspettativa, il gioco con la sua possibilità e prossimità, è la minaccia più seria che incombe sulla nostra politica e sulla nostra società, perché di qui insorge fatalmente l’onirismo anarchico. Per la consistenza futura della democrazia pluralistica e per lo sviluppo di una misura umanamente possibile è necessario riapprendere il coraggio di ammettere l’imperfezione ed il continuo stato di pericolo delle cose umane.
Sono morali solo quei programmi politici che suscitano questo coraggio. Immorale è al contrario quell’apparente moralismo che mira ad accontentarsi solo del perfetto. Sarà quindi necessario anche un esame di coscienza nella predicazione morale della Chiesa o vicina alla Chiesa, le cui ipertese esigenze e speranze spingono alla fuga dal piano morale a quello utopico».

Joseph Ratzinger – Cristianesimo e democrazia pluralista, Conferenza del 24 aprile 1984.

sabato 18 febbraio 2017

I giardini che nessuno sa


Senti quella pelle ruvida, un gran freddo dentro l’anima,
fa fatica anche una lacrima a scendere giù.
Troppe attese dietro l’angolo, gioie che non ti appartengono.
Questo tempo inconciliabile gioca contro di te.
Ecco come si finisce poi, inchiodati a una finestra noi,
spettatori malinconici, di felicità impossibili…
Tanti viaggi rimandati e già, valigie vuote da un’eternità…
quel dolore che non sai cos’è, solo lui non ti abbandonerà mai, oh mai!

È un rifugio quel malessere,
troppa fretta in quel tuo crescere.
Non si fanno più miracoli, adesso non più.
Non dar retta a quelle bambole. Non toccare quelle pillole.
Quella suora ha un bel carattere, ci sa fare con le anime.

Ti darei gli occhi miei per vedere ciò che non vedi.
L’energia l’allegria per strapparti ancora sorrisi.
Dirti sì, sempre sì, e riuscire a farti volare, dove vuoi, dove sai senza più quel peso sul cuore.
Nasconderti le nuvole, quell’inverno che ti fa male.
Curarti le ferite e poi qualche dente in più per mangiare.
E poi vederti ridere, e poi vederti correre ancora.
Dimentica, c’è chi dimentica distrattamente un fiore, una domenica e poi… silenzi.
E poi, silenzi.

Nei giardini che nessuno sa si respira l’inutilità,
c’è rispetto grande pulizia, è quasi follia.
Non sai come è bello stringerti, ritrovarsi qui a difenderti, e vestirti e pettinarti sì, e sussurrarti non arrenderti.
Nei giardini che nessuno sa quanta vita si trascina qua, solo acciacchi, piccole anemie.
Siamo niente senza fantasie.

Sorreggili, aiutali, ti prego non lasciarli cadere.
Esili, fragili, non negargli un po’ del tuo amore.
Stelle che ora tacciono, ma daranno un senso a quel cielo.
Gli uomini non brillano, se non sono stelle anche loro.
Mani che ora tremano, perché il vento soffia più forte…
Non lasciarli adesso no, che non li sorprenda la morte.
Siamo noi gli inabili, che pure avendo a volte non diamo.

Dimentica, c’è chi dimentica distrattamente un fiore, una domenica e poi… silenzi.
E poi, silenzi.

Di Renato Fiacchini e Danilo Riccardi, 1994.

domenica 12 febbraio 2017

La pretesa di esaurire il reale


Soltanto grazie a un articolo recente della Civiltà Cattolica (“Iconografia cristiana e pittura rivoluzionaria”), mi sono reso conto che io stesso ero caduto, da sempre, in una trappola, probabilmente non casuale ma favorita dalla cultura “illuminista”.

È notissima, cioè, l’acquaforte di Francisco Goya, nella serie dei «Capricci», che rappresenta un uomo addormentato seduto a un tavolo che è, chiaramente, una scrivania di lavoro, visto che sopra vi sono carte e penne. Attorno al dormiente, in un cielo di tenebra, svolazzano enormi civette e pipistrelli, in un lugubre stormo. Sulla base della scrivania, lo stesso Goya ha scritto la frase divenuta celeberrima: «El sueno de la razòn produce monstruos».

Ebbene: giocando sul fatto che, in spagnolo, sueno, significa sia “sogno” che “sonno”, in italiano la frase del pittore aragonese è quasi sempre stata tradotto come: «Il sonno della ragione produce mostri». Lo stesso in francese: «Le sommeil de la raison...». Lettura, come dicevo – e come si vede chiaramente –, “illuminista”, un memento agli uomini perché veglino, perché al di là del razionalismo non c’è che ombra, mostri, disastri. Monstruos, appunto. 

E invece, come dimostra lo specialista della Civiltà Cattolica, Goya intendeva, qui, sueno nel senso di “sogno”. Dunque, a produrre “mostri” è proprio il razionalismo, è la pretesa della ragione di esaurire il reale. I disastri sono provocati da quei “sogni della ragione” che sono le ideologie moderne, proprio quelle che facevano la loro prova sanguinosa giusto in quegli anni della fine del Settecento. Il messaggio di Goya non è, dunque, contro gli “oscurantisti” ma, al contrario, contro gli “illuminati”, contro quegli intellettuali di cui è simbolo il dormiente accanto a carte dove ha di certo steso uno di quei piani per “il paradiso in terra” che, messi in pratica, sollevano il coperchio degli inferni. 

Per citare il commento della rivista dei gesuiti: «Goya mostra che è falsa la concezione di un uomo buono per natura (caposaldo del pensiero di Rousseau, che è il grande maestro del giacobinismo) che si potrebbe creare con la libertà, i diritti umani, l’educazione, l’eguaglianza. Le forze della Ragione riescono soltanto a mascherare i lati oscuri dell’animo umano, i dissidi, gli istinti; ma l’ira devastatrice, l’aggressività, la paura non possono essere ridotte al silenzio.

Nel punto culminante della Rivoluzione francese, ai tempi di un Terrore basato sulla “Virtù”, questi elementi rispuntano in primo piano e tornano a trionfare... Il sogno della ragione, che in un primo tempo è bello ed esaltante, si trasforma presto in un incubo popolato da mostri».

Stiamoci attenti, dunque: qui si è cercato (e si è riusciti, va riconosciuto) a rovesciare interamente un messaggio importante, menandoci per il naso con una traduzione manipolata. Una delle tante trappole, dicevo, di una certa cultura.

Vittorio Messori, Il Timone – N. 41, Marzo 2005.

domenica 5 febbraio 2017

Ma Dio aveva altri progetti


“Vidi anche il rapporto tra i due Papi … Vidi quanto sarebbero state nefaste le conseguenze di questa falsa chiesa. L’ho veduta aumentare di dimensioni; eretici di ogni tipo venivano nella città [di Roma]. Il clero locale diventava tiepido, e vidi una grande oscurità”. (13 maggio 1820).

“Poi vidi che tutto ciò che riguardava il protestantesimo stava prendendo gradualmente il sopravvento e la religione cattolica stava precipitando in una completa decadenza. La maggior parte dei sacerdoti erano attratti dalle dottrine seducenti ma false di giovani insegnanti, e tutti loro contribuivano all’opera di distruzione. In quei giorni, la Fede cadrà molto in basso, e sarà preservata solo in alcuni posti, in poche case e in poche famiglie che Dio ha protetto dai disastri e dalle guerre”. (1820)

“Vidi che molti pastori si erano fatti coinvolgere in idee che erano pericolose per la chiesa. Stavano costruendo una chiesa grande, strana, e stravagante … Tutti dovevano essere ammessi in essa per essere uniti e avere uguali diritti: evangelici, cattolici e sette di ogni denominazione, una vera comunione di profani, vi sarebbe stato un solo pastore e un solo gregge. Doveva anche esserci un Papa, ma che non possedesse nulla… Così doveva essere la nuova chiesa … Ma Dio aveva altri progetti”. (22 aprile 1823)

“Ebbi di nuovo una visione in cui la chiesa di San Pietro era scalzata dalle sue fondamenta, seguendo un piano messo a punto dalla setta segreta, proprio mentre essa era danneggiata dalle tempeste. Ma io vidi anche il soccorso che arrivava nel momento della più grande afflizione. Vidi di nuovo la Santa Vergine porsi sopra la chiesa e stendere su di essa il suo mantello”.

Beata Anna Caterina Emmerich  - 1774-1824