venerdì 24 marzo 2017

Quela Vecchietta ceca


Quela Vecchietta ceca, che incontrai
la notte che me persi in mezzo ar bosco,
me disse: - Se la strada nu’ la sai,
ti ciaccompagno io, ché la conosco.

Se ciai la forza de venimme appresso,
de tanto in tanto te darò una voce
fino là in fonno, dove c’è un cipresso,
fino là in cima dove c’è la Croce... -

Io risposi: - Sarà... ma trovo strano
Che me possa guidà chi nun ce vede... -
La Ceca, allora, me pijò la mano
e sospirò: - Cammina! - Era la fede.

Trilussa

venerdì 17 marzo 2017

La paglia che sta bruciando


Il mondo presente è come il fornello d’un forgiatore. Orbene come nel fornello dell’orefice trovi la paglia, l’oro e il fuoco, così nel mondo trovi l’incredulo, il fedele e le prove della vita.

La paglia è l’incredulo, l’oro è il credente, il fuoco è la prova. Queste tre realtà si trovano in uno spazio assai ristretto, ma, per quanto sia stretto lo spazio dove si trovano, le tre realtà posseggono ciascuna le proprie caratteristiche: il fuoco arde, la paglia si consuma, l’oro si purifica.

Non ti sorprenda dunque il fatto che ai tuoi occhi il mondo si presenti pieno di scandali, di ingiustizie, di corruzione e di oppressioni; non sorprenderti nemmeno se, per l’aggravarsi dei mali che ci assalgono, gli uomini bestemmiano Dio e maledicono i nostri tempi cristiani. Non ti spaventino né gli insulti lanciati a Dio né i rimproveri contro il cristianesimo: è la paglia che sta bruciando.

E in effetti nel pronunciare i loro giudizi usano parole roboanti e quasi infiammate. Non stupirti se la paglia, mentre brucia, produce del chiarore: dopo un po’ diventerà cenere, mentre fintantoché brucia crepita e fa fumo. Tu, che sei oro, taci e lasciati purificare. Mentre la paglia brucia e con lei le sue bestemmie, tu lasciati purificare delle tue scorie.

L’incredulo, il fedele e le prove della vita (S. Agostino, Commento al Salmo 81)

domenica 12 marzo 2017

Un vecchio compagno di strada


C'era una volta un eremita così perfetto che aveva già un piede in Paradiso.
Viveva di quasi niente in una grotta scavata nei fianchi di una montagna verde dove raccoglieva frutti selvatici, bacche e qualche radice per il pranzo della domenica.
“Come posso tentarlo?”, si chiedeva continuamente il diavolo.
Lo spiava, fiutava le sue impronte, lo esaminava dalla testa ai piedi per trovare il minimo punto debole. Niente. Pestava i piedi, si arrabbiava, imprecava. Finché decise di passare all'attacco diretto.
Si presentò all'eremita, che stava rammollendo un pezzo di pane raffermo nell'acqua della sorgente.

“Salve”, gli disse Satana. “Sai chi sono io?”.
“Il diavolo”, rispose tranquillamente l'eremita.

“Dio mi ha dato il permesso di tentarti. Vorrei che tu commettessi un peccato grave”.
“Parla”, disse l'eremita. “Ti ascolto”.

“Assassina qualcuno”.
“No. E fuori discussione”.

“Allora assai una donna”.
“È una cosa bestiale e disgustosa. Non lo farò mai. Vattene, diavolo. Non hai fantasia”.

“Almeno bevi un sorso di vino. Non è neanche un peccato. Accontentami”.
L'eremita sospirò: “Va bene. Un sorso non è nulla di male”.
Immediatamente gli comparve tra le mani una brocca di vino fresco e frizzante. Ne bevve un sorso. Prese fiato e ne bevve un altro.
“Uhm”, disse. “È gradevole”. Bevve un altro lungo sorso e disse: “È forte… È diabolico!”.
Cominciò a ridere stupidamente. Poi riprese a bere, malfermo sulle ginocchia.

Una ragazzina saliva per il sentiero.
“Buongiorno sant'uomo”, disse. “Ti ho portato qualche mela e del pane”.
Ululando, con gli occhi annebbiati, l'eremita afferrò la ragazzina per i capelli e la sbatté a terra. La poverina urlò con tutte le sue forze. Suo padre, che lavorava nei campi, la udì e accorse. L'eremita vedendo arrivare l'uomo afferrò una grossa pietra e lo colpì con tutte le sue forze.
Quando ritornò in sé, l'eremita vide l'uomo che giaceva ai suoi piedi in un lago di sangue.

“Credo che sia morto”, disse Satana, con aria virtuosa. Raccolse un fiore e se lo mise in bocca.
L'eremita si gettò in ginocchio inorridito: “Signore Dio, che cosa ho fatto?”.
Il diavolo rispose: “Di tre mali hai scelto il minore. Questo ti farà passare lunghe giornate in mia compagnia”.
Fischiettando, con le mani in tasca, si avviò. Dopo qualche passo si fermò, si voltò e come chiamasse un vecchio compagno di strada, disse: “Allora, eremita, vieni?”

lunedì 6 marzo 2017

Il trionfo della feccia


Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci.

Sarà la punizione del suo principio astratto dell’Uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi.

Il diritto pubblico fondato sull’uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento. L’adorazione delle apparenze si paga.

Henri-Frédéric Amiel. Frammenti di diario intimo, 12 giugno 1871