mercoledì 20 aprile 2011

Anche gli eletti saranno ingannati

«“Padre Matteo mi ha suggerito di fare visita alla cattedrale di Orvieto”.
“Per quale motivo? C’è una dozzina di cattedrali sulla strada verso il sud, la maggior parte tanto imponenti quanto questa”.
“Hai mai visitato l’interno?”.
“No, ci sono solo passato davanti una volta o due. Ti ha spiegato perché devi venire qui?”.
“Vuole che veda qualcosa. Ma non ho avuto tempo di scoprire che cosa”.

Arrivarono a Orvieto a metà mattinata. Spruzzate di pioggia avevano cominciato a segnare il selciato all’esterno della cattedrale. L’aria era più fresca rispetto al giorno prima, ma l’umidità era elevata, e si sentivano rombare i tuoni sopra la coltre grigia del cielo.
Ci volle un momento perché i loro occhi si adattassero all’oscurità dell’interno. Profumava d’incenso e di cera d’api. L’abside riecheggiava debolmente di sussurri appena percettibili. Alcune donne anziane stavano pregando facendo le stazioni della Via Crucis. 

Elia e Billy si inginocchiarono in direzione del tabernacolo e poi si alzarono guardandosi intorno.
L’interno era bello, ma non particolarmente diverso da quello delle numerose altre cattedrali che punteggiano l’Italia.

“Bene, dov’è il grande segreto?”.
“È qui. Qualsiasi cosa sia, padre Matteo pensava che fosse importante per noi fare una deviazione per scoprirlo”.

Entrarono in una cappella laterale.
Sulle pareti erano stati dipinti in colori vivaci quattro affreschi monumentali, che rappresentavano la fine del mondo, nello stile grandioso ed epico che doveva essere stato innovativo all’epoca della loro esecuzione.


“Tra il 1499 e il 1500”, disse Billy leggendo una targa di bronzo. “Questi affreschi sono di Luca Signorelli”.
“Chi era?”.
“Un discepolo del pittore Piero della Francesca. Michelangelo ammirava la sua opera”.
“Ha dipinto un’apocalisse”.
“E una allegramente sgradevole! Questo affresco qui rappresenta i dannati gettati all’inferno. Puah! Odio le folle. Quella massa non va certo a un incontro di calcio. Non baratterei la mia testa per l’immaginazione di quest’uomo, nemmeno per un milione di sterline. E orribile”.
“Sì. Penso che sia quello che voleva trasmetterci. L’orrore della dannazione”.
“Sembra che qui ci siano tutti i peccati mortali. Vediamo, sto cercando di trovare l’ubriachezza. Sono abbastanza sicuro, c’è, subito vicino alla lussuria. Fammi guardare la faccia dell’ubriaco. Lo sapevo! Lo sapevo! Mi assomiglia”.
Il tentativo di umorismo di Billy non attenuò la coltre di tragedia sospesa sulla scena.
“Hanno un aspetto troppo dannatamente umano per i miei gusti. E anche i diavoli”.

Elia andò verso un altro affresco.
I suoi occhi furono catturati dalla figura centrale dell’immagine, una figura di Cristo. «Che strano», pensò, “vedere una rappresentazione del Signore con la figura di Satana che gli sussurra all’orecchio. E la mano di Cristo o quella del diavolo che emerge dalle pieghe dell’abito?”.

Non era una rappresentazione pittorica letterale di una scena scritturistica, concluse; forse poteva essere una libera esecuzione della tentazione nel deserto. Ma c’era qualcosa fuori modo in cui Cristo si piegava all’abbraccio di Satana lo ascoltava con attenzione.
Lo fissò a lungo. All’improvviso, il significato dell’affresco divenne chiaro, come una scena vista attraverso lenti che occorre ruotare per mettere a fuoco. Le forme sfuocate della realtà convergono in un panorama netto, penetrante, di disastro, morale. 

La figura trattenuta dall’abbraccio del diavolo non era Cristo ma l’Anticristo.
Elia capì perché padre Matteo aveva voluto che lui lo vedesse Ora sapeva perché il vecchio frate non gli aveva detto la ragione della sua richiesta. Voleva che Elia scoprisse da solo il segreto dell’affresco e voleva anche che, in questo processo, osservasse i meccanismi della percezione.

“Cosa stai fissando?”, disse Billy.
“L’Anticristo”.
“Ma non è l’Anticristo. È il Signore”.
“Guarda bene. Prega mentre guardi”.
Billy obbedì e pochi attimi dopo sussultò.
“Riesco a capire quello che intendi”.
“Il dipinto sembra agire a diversi livelli”, disse Elia. “In superficie, narra un racconto drammatico. A un altro livello, è una lettura morale del peccato e del tradimento. A un altro livello ancora, l’artista sta raggiungendo gli organi più profondi della percezione nell’anima. L’artista vuole che ascoltiamo un grido senza suono, un allarme, un avvenimento”.
“Potrebbe essere un po’ tirato. Quei pittori del XV secolo erano teologi così sofisticati?”.
“Alcuni di loro lo erano. Alcuni erano addirittura dei mistici. In quei giorni, il mondo civilizzato era cristiano. La vita era breve, l’eternità era distante solo un soffio. La salvezza e la dannazione impregnavano l’atmosfera normale della vita. Persino così, il pittore si sentiva obbligato a trasmettere un ammonimento urgentissimo. Penso volesse dire quanto siamo vulnerabili al potere dei sensi se possiamo essere ingannati con pochi colpi di pennello dall’arte, che per sua natura è un mezzo illusorio. Un Anticristo in carne e ossa non potrebbe creare ancora più efficacemente l’apparenza del bene, mentre nasconde il suo legame con il male?”.
“Teoricamente. Ma deve essere proprio un illusionista”.
“L’Anticristo assomiglia alla nostra immagine tradizionale di Cristo. Che cosa succederebbe se imitasse anche Cristo nelle sue azioni pubbliche?”.
“Va bene, è possibile. Ma non riesco a immaginarmi un uomo così malvagio capace di ingannare il mondo a lungo”.
“E se il mondo volesse essere ingannato?”.
“Avresti ancora centinaia di milioni di credenti che vegliano. Lo noterebbero”.
“Lo credi davvero? Al momento siamo nel mezzo di una massiccia apostasia. Nella storia della Chiesa non c’è mai stata una mancanza di fede così diffusa. Fra pochi anni ci sarà ancora fede sulla terra?”.
“Sei piuttosto pessimista oggi, Davy [Elia]”.
“La Scrittura dice che finché i giorni non si saranno accorciati, anche gli eletti saranno ingannati”.
“Bene, suppongo che l’occhio possa essere ingannato, ma che mi dici della mente? Ogni cristiano con un minimo di sale in zucca ti potrebbe dire se il tuo ipotetico Anticristo sta predicando una dottrina falsa. No?”.
“Ma se per una generazione o due prima della sua comparsa la formazione dei cattolici fosse sprofondata nel caos? E se si formasse una generazione di persone incolte dal punto di vista religioso, incapaci di distinguere fra la verità religiosa e il sentimento religioso?”.
“Ok. Potrebbe succedere. E capisco il tuo punto di vista così netto. Tu pensi che siamo noi quella generazione”.
“Sì. Ma c’è un altro messaggio importante in questo capolavoro”.
“Aspetta un attimo! L’anima possiede delle facoltà. Riesce a riconoscere cose che l’occhio e la mente non possono vedere, non pensi? Voglio dire, se anche l’Anticristo all’apparenza fosse capace di ingannare i nostri occhi, e riuscisse pure a farlo con le nostre menti attraverso menzogne plausibili, non ci sarebbe qualcosa nel nostro intimo che sarebbe a disagio? Un debole campanello d’allarme che suona e suona, fino a quando non rispondiamo?”.
“Sono d’accordo. Ma tu sai bene come me che questo sistema d’allarme può essere disattivato. Il peccato lo può coprire strato su strato, fino a quando alla fine non sentiamo niente. Ci dimentichiamo che sia mai esistito”.
Billy sospirò pesantemente.
“Ho bisogno di una tazza di caffè”, dichiarò solennemente. Uscì, lasciando solo Elia con l’affresco.»

(Dal romanzo “Il Nemico” di O’ Brien Michael D. Edizioni San Paolo 2006 - pag. 102-105)


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