giovedì 14 dicembre 2017

Un presunto conflitto


Leggiamo nel libro della Genesi: «Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti”» (Gn 2,16-17).
Con questa immagine, la Rivelazione insegna che il potere di decidere del bene e del male non appartiene all’uomo, ma a Dio solo.

L’uomo è certamente libero, dal momento che può comprendere ed accogliere i comandi di Dio. Ed è in possesso d’una libertà quanto mai ampia, perché può mangiare «di tutti gli alberi del giardino». Ma questa libertà non è illimitata: deve arrestarsi di fronte all’«albero della conoscenza del bene e del male», essendo chiamata ad accettare la legge morale che Dio dà all’uomo.

In realtà, proprio in questa accettazione la libertà dell’uomo trova la sua vera e piena realizzazione. Dio, che solo è buono, conosce perfettamente ciò che è buono per l’uomo, e in forza del suo stesso amore glielo propone nei comandamenti.
La legge di Dio, dunque, non attenua né tanto meno elimina la libertà dell’uomo, al contrario la garantisce e la promuove.

Ben diversamente però, alcune tendenze culturali odierne sono all’origine di non pochi orientamenti etici che pongono al centro del loro pensiero un presunto conflitto tra la libertà e la legge. Tali sono le dottrine che attribuiscono ai singoli individui o ai gruppi sociali la facoltà di decidere del bene e del male: la libertà umana potrebbe «creare i valori» e godrebbe di un primato sulla verità, al punto che la verità stessa sarebbe considerata una creazione della libertà. Questa, dunque, rivendicherebbe una tale autonomia morale che praticamente significherebbe la sua sovranità assoluta.

San Giovanni Paolo II – Veritatis Splendor

giovedì 7 dicembre 2017

Nove mesi


«Per fare il pane ci vogliono nove mesi», disse il padre. 
«A novembre il grano è seminato, a luglio mietuto e trebbiato». 
Il vecchio contò i mesi: «Novembre, dicembre, gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio. Fanno giusto nove mesi.

Per maturare l’uva ci vogliono anche nove mesi, da marzo a novembre». 
«Nove mesi?», domandò la madre. Non ci aveva mai pensato.
Ci vuole lo stesso tempo per fare un uomo.

(Ignazio Silone, Vino e pane, 1936).

venerdì 1 dicembre 2017

Con odio perfetto


Li odiavo con un odio perfetto. Che significa: Con un odio perfetto?
In loro io odiavo le colpe da loro commesse, ma amavo la creatura tua. Ecco come si odia con odio perfetto: non odiando la persona a causa dei suoi vizi e non amando i vizi in vista della persona.

Ed ora osserva come continua: Mi son diventati nemici. Nemici non soltanto di Dio ma suoi nemici personali. Lo dichiara espressamente.
Come, allora, metterà in pratica nei loro riguardi le parole che sopra diceva e cioè: Non ho forse odiato coloro che odiavano te? e insieme quelle del Signore che comanda: Amate i vostri nemici?
Come adempirà il suo dovere, se non ricorrendo a quell’odio perfetto, per il quale nei cattivi si odia il fatto che sono cattivi e si ama la loro condizione di uomini?

C’è un esempio che risale ai tempi del Vecchio Testamento quando a quel popolo carnale venivano applicate sanzioni e pene esterne: si tratta di un uomo, che per l’intelligenza [del mistero] apparteneva al Nuovo Testamento, dico di Mosè, servo di Dio. Come poteva egli odiare quanti erano caduti in peccato, se nello stesso tempo pregava per loro? … Li odiava con odio perfetto.

E per la perfezione del suo odio, pur odiando le colpe che puniva, amava l’essere umano per il quale pregava.

Sant’Agostino, Enarr. in psal. 138,28

venerdì 24 novembre 2017

Un numero


In quel tempo, giunto Gesù all’altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli andarono incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva passare per quella strada. Ed ecco, si misero a gridare: «Che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?». A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci al pascolo; e i demòni lo scongiuravano dicendo: «Se ci scacci, mandaci nella mandria dei porci». Egli disse loro: «Andate!».

Gesù Cristo smaschera l’“avversario” di Dio.
La bestia, il potere avverso, non ha un nome, ma un numero: “666 è il suo numero”, dice il veggente nell’“Apocalisse”.
In questa occasione presenta se stesso come “Legione”.
È un numero e rende la persona un numero.

Un segno? Mentre il diavolo è “indimostrabile” coloro che hanno vissuto il mondo dei campi di concentramento sanno quale è il suo equivalente: il suo orrore si basa proprio nel cancellare il volto, cancellare la storia, facendo gli uomini numeri, parti sostituibili di una grande macchina.
Quello che non è funzione non è nulla.
E se ci sono solo funzioni, allora l’uomo non è niente di più.
La bestia è numero e converte in numero.

“Signore, tu hai un nome e mi dai un nome e mi chiami con il mio nome, io non sono per te una funzione in una macchina cosmica. Io sono figlio tuo!”

(Benedetto XVI)

domenica 19 novembre 2017

«Misericordia io voglio»


Amando il tuo nemico, desidera che sia tuo fratello. Quando lo ami, ami tuo fratello. Non ami in lui ciò che è, ma quel che desideri che divenga.

Ti darò un esempio: c’è qui davanti agli occhi legna di quercia; un buon falegname vede questo legno non ancora livellato, appena tagliato dal bosco, e se ne interessa; non so che cosa voglia farne. Certo non s’è preso interesse a quel legno perché esso rimanga sempre lo stesso. È la sua arte che gli mostra ciò che il legno sarà, non l’interesse per il quale vede ciò che è ora; e lo ha amato per quel che ne avrebbe fatto, non per quello che è.

Così Dio ci ha amato, pur essendo noi peccatori. Diciamo che Dio ha amato i peccatori. Disse infatti: “Non i sani hanno bisogno del medico ma gli ammalati”. Dio ha forse amato noi peccatori perché restassimo tali? Ha guardato a noi come quel falegname al legno tagliato nel bosco, e pensò a ciò che avrebbe fatto e non al legno informe che era.

Così tu vedi il nemico che ti avversa, ti aggredisce e ti morde colle sue parole, ti esaspera coi suoi insulti, non ti dà pace col suo odio. Ma in lui vedi un uomo. Vedi tutte queste cose, che ti contrastano, fatte da un uomo; ma vedi in lui ciò che è stato fatto da Dio.

Il fatto che egli è creatura umana, proviene da Dio.
Il fatto che ti odia e ti invidia proviene da lui.

Che cosa dici nel tuo animo? “Signore, sii a lui propizio, perdona i suoi peccati, incutigli terrore, cambialo”. Non ami in lui ciò che è, ma ciò che vuoi che divenga. Perciò quando ami il nemico, ami il fratello.

(Sant’Agostino - Omelie sulla prima lettera di san Giovanni, § 8,10)

lunedì 13 novembre 2017

Poi viene l’ora


Prima di tutto: l’Apocalisse è libro di consolazione … Ma in che modo conforta Dio? Non già affermando che la miseria non è tanto grave. Essa è grave ed è anche vista tale.

Dio non promette neppure strepitosi interventi: la storia ha il suo tempo e la sua Potenza anche là dove insorge contro Dio, e questi – tempo e potenza – non vengono aboliti.

Però al di sopra della realtà terrena si addita la realtà celeste; al di sopra delle forze opprimenti della storia appare, tacito e vigile, colui contro il quale quelle forze insorgono: Cristo. A lui appartiene l’eternità.

Egli vede tutto, pesa tutto, dal più nascosto moto del cuore fino all’ultimo sviluppo della trama degli avvenimenti, e scrive tutto nel libro del suo infallibile sapere.

Poi viene l’ora in cui tutte le cose hanno avuto il loro tempo.

Allora esse scompaiono, mentre Cristo vive.

Tutto apparirà al suo cospetto, ed egli dirà la parola che miscela ogni opera umana, conferisce a ciascuna il suo valore, è rimane in eterno.

(Romano Guardini, Il Signore)

lunedì 6 novembre 2017

La sede del beatissimo Pietro


Ecco, l’antico nemico e omicida si è innalzato con forza.

Trasformatosi in angelo di luce, con tutta la massa degli spiriti maligni gira ampiamente e invade la terra per cancellare in essa il nome di Dio e del suo Cristo e per rapire, uccidere e rovinare nella dannazione eterna le anime destinate alla corona dell’eterna gloria.

Il drago malefico effonde negli uomini depravati nella mente e corrotti nel cuore, come fiume ripugnante, il contagio della sua malvagità, lo spirito di menzogna, empietà e bestemmia, il soffio mortifero della lussuria, di tutti i vizi e le iniquità.
Astutissimi nemici hanno colmato di amarezze e inebriato di assenzio la Chiesa, immacolata Sposa dell’Agnello; hanno messo le loro empie mani su tutti i suoi beni più preziosi.

Là dove la sede del beatissimo Pietro e la Cattedra della verità è stata costituita per illuminare le genti, hanno posto il trono abominevole della loro empietà, perché, percosso il pastore, siano in grado di disperdere anche il gregge.

(Leone XIII, Esorcismo contro Satana e gli angeli ribelli, 1884)

mercoledì 1 novembre 2017

Ciò che è loro necessario


«Il Cristo è stato il riformatore dell’umanità, predicando e manifestando il bene morale nella sua vita, io invece sono chiamato ad essere il benefattore di questa umanità, in parte emendata e in parte incorreggibile.
Darò a tutti gli uomini ciò che è loro necessario.

Il Cristo, come moralista ha diviso gli uomini secondo il bene e il male, mentre io li unirò con i benefici che sono ugualmente necessari ai buoni e ai cattivi. Sarò il vero rappresentante di quel Dio che fa sorgere il suo sole e per buoni e per i cattivi e distribuisce la pioggia sui giusti e sugli ingiusti.

Il Cristo ha portato la spada, io porterò la pace.
Egli ha minacciato alla terra il terribile ultimo giudizio. Però l’ultimo giudizio sarò io e il mio giudizio non sarà solo un giudizio di giustizia ma anche un giudizio di clemenza.
Ci sarà anche la giustizia ma non una giustizia compensatrice bensì una giustizia distributiva.
Opererò una distinzione fra tutti e a ciascuno darò ciò che gli è necessario».

(Vladimir Sergeevic Solov'ëv‎ - I tre dialoghi e il racconto dell'anticristo).

lunedì 23 ottobre 2017

Come dubitò Pietro


«Supponiamo, caro amico, che il comunismo fosse solo uno degli strumenti più evidenti di sovversione usati contro la Chiesa e le tradizioni della Rivelazione divina… Sono preoccupato per il messaggio che ha dato la Beata Vergine a Lucia di Fatima.
Questo insistere da parte di Maria sui pericoli che minacciano la Chiesa è un avvertimento divino contro il suicidio di alterare la Fede, nella sua liturgia, la sua teologia e la sua anima…

Sento tutto intorno a me questi innovatori che desiderano smantellare la Sacra Cappella, distruggere la fiamma universale della Chiesa, rigettare i suoi ornamenti e farla sentire in colpa per il suo passato storico…

Verrà un giorno in cui il mondo civilizzato negherà il proprio Dio, quando la Chiesa dubiterà come dubitò Pietro. Sarà allora tentata in credere che l’uomo è diventato Dio… Nelle nostre chiese i cristiani cercheranno invano la lampada rossa dove Dio li aspetta. Come Maria Maddalena, in lacrime dinanzi alla tomba vuota, si chiederanno: “Dove Lo hanno portato?”».

Cardinale Eugenio Pacelli (1876-1958), Segretario di Stato di Papa Pio XI, al suo amico conte Enrico Pietro Galeazzi.

martedì 17 ottobre 2017

Un «consolatore» al posto di un «lodatissimo»


Il Profeta [Maometto] aveva due nomi: Muhammad e Ahmad.
Entrambi derivano dal verbo «lodare». Ahmad è un superlativo e significa «lodatissimo».
Ma dove mai Gesù annuncia l’arrivo di un Ahmad?

Nel Vangelo di Giovanni, risponde l’Islam, prima che i cristiani lo manipolassero per non riconoscere l’apostolo arabo.
Leggiamo in effetti in Giovanni, nel discorso di addio di Gesù ai suoi: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce» (Gv 14,16–17). Quel Consolatore (il quale, come spiegano ancor meglio altri passi evangelici, è lo Spirito Santo) si dice in greco Parakleton, da cui il nostro «Paraclito».
Ma, nello stesso greco, c’è una parola dal suono simile, periclytòs, che vuol dire «nobilissimo» o anche «lodatissimo»: in arabo, Ahmad, il nome di Maometto...
Ecco qui, dunque, la falsificazione operata da quei perfidi cristiani!
Gesù annunciava, chiamandolo per nome, il profeta arabo e i suoi indegni discepoli hanno adulterato i testi perché non fosse conosciuto, mettendo un «consolatore» al posto di un «lodatissimo»!...

La verità oggettiva è che non sono i cristiani ma semmai Maometto ad avere «truccato» il Vangelo.
Ciò con cui il Profeta venne in contatto era il cristianesimo eretico, apocrifo, che circolava allora nella penisola araba. Analfabeta, ingannato da quanto sentiva dire da quei «cristiani» presunti con cui veniva in contatto, Maometto ci ha lasciato nel Corano non un’immagine autentica della fede in Gesù, bensì una sua caricatura.

È convinto, ad esempio, che la Trinità sia composta di Padre, Figlio e Maria.
Crede che l’eucaristia sia stata istituita facendo scendere dal cielo una tavola imbandita.
Confonde Maria, madre di Gesù, con Miriam, sorella di Mosè.
Afferma che al posto di Gesù fu crocifisso un sosia.
Il Corano è insostenibile in ciò che dice del cristianesimo. Ma, d’altro lato, per il muslim quel libro è infallibile, perfetto, dettato parola per parola dal Cielo stesso. Dunque chi sbaglia non è questo testo di Dio: sbagliano le Scritture giudeo-cristiane, perché sono state manipolate.
Inutile, dunque, leggerle.
Inutile, dunque, il dialogo con dei falsari come gli ebrei e come i cristiani.

Vittorio Messori: Pensare la storia – Editrice San Paolo, 1992 – ISLAM 7 (280).

giovedì 12 ottobre 2017

“Io sono l’apostolo di Dio inviato a voi”


Spesso ci si è chiesti se Maometto sia stato «sincero». Per dirla brutalmente: se lo è inventato lui, questo Corano che afferma essergli stato dettato, parola per parola, dall’Arcangelo che ripeteva il testo originale posto da sempre accanto ad Allah?
C’è ormai accordo sul fatto che, almeno agli inizi – quando non poteva prevedere dove lo avrebbe portato la sua avventura e dovette sopportare dure prove –, fu davvero protagonista di fenomeni mistici dei quali nulla sappiamo ma che, soggettivamente, dovette vivere con sincerità e con autentico, sofferto fervore religioso.

Le cose, forse, cambiarono in seguito, quando scomodò la Rivelazione divina per risolvere suoi problemi personali, magari non nobilissimi (come l’eccezione soltanto per lui, datagli direttamente da Allah, di avere dodici mogli – ma pare se ne prendesse almeno quindici – oltre a un numero illimitato di concubine).
Soprattutto, fu costretto a scomodare la voce di Dio stesso per costruire al suo messaggio una sorta di albero genealogico che gli desse legittimità, inserendolo nel monoteismo giudeo–cristiano.

venerdì 6 ottobre 2017

Gli basta il Corano


Forse, meno nota è un’altra delle ragioni dell’impossibilità di dialogo con un musulmano. Dialogare significa confrontarsi, esaminare assieme all’interlocutore le ragioni reciproche. Nel caso cristiano-islamico occorrerebbe innanzitutto mettere a confronto Vangelo e Corano.
Ma è proprio questo che il musulmano rifiuta e rifiuterà sempre di fare, se non a rischio di smentirsi, anzi di distruggersi.

Il maomettano afferma di venerare le Scritture degli ebrei e quelle dei cristiani, ma rifiuta di leggerle: gli basta il Corano.
E non soltanto perché è il culmine della Rivelazione, il testo che tutti gli altri contiene. Ma perché Maometto lo ha messo in guardia: là dove Torah e Vangelo non coincidono con la Scrittura islamica, è perché ebrei e cristiani hanno falsificato i loro libri. Li hanno falsificati, soprattutto, dove annunciavano l’arrivo di lui, il cammelliere della Mecca, l’inviato che Dio avrebbe scelto come «sigillo dei profeti».

Già accennavamo alla delusione di Maometto, che sperava di essere accolto a braccia aperte dalle comunità ebraiche e da quelle cristiane, le quali avrebbero dovuto riconoscerlo come colui che completava la legge di Mosè e di Gesù.
Quando invece del trionfo si trovò di fronte al rifiuto, perché né ebrei né cristiani trovavano traccia di lui nella Scrittura, si lanciò in una polemica virulenta (che i suoi discepoli continuano ancora adesso), componendo molte Sure di maledizione contro costoro che «adulteravano i libri di Dio».
Già nella seconda Sura sta un appello di Allah agli ebrei: «Oh figli di Israele (...) credete a ciò che ho fatto scendere a conferma di quanto è nelle Scritture presso di voi (...). Pure voi leggete il Libro: non comprendete, dunque?».
E poiché non era ascoltato, eccolo passare all'ira: «Guai a quelli che trascrivono il Libro alterandolo!».

Vittorio Messori: Pensare la storia – Editrice San Paolo, 1992 – ISLAM 7 (280).

domenica 1 ottobre 2017

Un magico passe-partout


Oggi che i «saraceni» non dobbiamo più andarli a cercare al di là del mare, come ai tempi delle crociate, ora che li abbiamo – e sempre più li avremo – in casa, dovremmo essere consapevoli (ad evitare illusioni e relative delusioni) di una realtà amara ma confermata da 1300 anni di storia: con l’islamismo è impossibile «dialogare» davvero.

In questi decenni, molti cattolici hanno parlato di «dialogo» sempre e comunque, quasi fosse un magico passe-partout in grado di aprire qualsiasi porta. Checché ne sia delle altre porte, quella musulmana è impenetrabile a questo tipo di chiave. Come dimostra tutta la storia che abbiamo alle spalle.
La Umma, la comunità musulmana, è un blocco chiuso, innanzitutto perché nega ogni distinzione tra temporale e spirituale: il Corano e gli hadit, i detti riferiti dalla tradizione a Maometto, sono la base unica non solo religiosa ma anche sociale e politica. Sono la fonte persino del diritto di successione, del «galateo», del diritto elettorale, delle prescrizioni alimentari, delle norme di guerra.

lunedì 25 settembre 2017

Esige la vittoria


Da secoli, [in ampie zone in Asia e in Africa], più volte al giorno il muezzin ricorda ai muslim, i «sottomessi», che non c’è altro Dio che Allah e che Maometto è il suo Profeta.
Il contadino turco che si prosterna a quel richiamo, forse neanche sospetta che da quelle stesse parti qualcuno aveva un giorno accettato una fede – che gli fa orrore perché la giudica blasfema – in un Dio che si fa uomo e muore per la salvezza degli uomini.
Una disfatta? Certo, sarebbe tale per il «mondo»; e lo sarebbe anche per l’islamismo, religione che non ha posto per la croce e che vuole il successo in terra per provare la forza e la potenza del suo Dio.

lunedì 18 settembre 2017

Una misteriosa necessità


Anche popoli già cristiani abbandoneranno il Vangelo per l’agnosticismo o per le sètte (e questo sembra avvenire nell’Occidente d’oggi) o passeranno a un’altra fede.
Non è questo il caso delle ampie zone in Asia e in Africa che hanno finito per abbandonare il Vangelo per il Corano?
In questa prospettiva, lo scandalo – quello provocato dalle conquiste musulmane, ma anche da ogni arretramento se non disfatta a viste umane del cristianesimo – si attenua: anzi, può sciogliersi nell’accettazione di una misteriosa necessità.
Qui, come altrove, il cristiano è chiamato alla croce dello scacco, del fallimento, del lavoro apparentemente inutile: non al trionfo del successo, conquistato una volta per tutte. È un «servo inutile» che deve annunciare la fede, darle testimonianza, consapevole che quei semi potranno essere infecondi o potranno svilupparsi in fiori e piante destinati poi a essere sradicati.

martedì 12 settembre 2017

È necessario che tutto questo avvenga


«Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti» (Mt 24,11).
[L’] ammonimento che ritorna spesso anche in altri luoghi dei Vangeli, oltre che nelle lettere di Pietro, di Giovanni, nell’Apocalisse. Ma, misteriosamente, stando alle parole del Cristo stesso, «è necessario che tutto questo avvenga».
Come gli altri scandali, anche i falsi profeti, i Messia menzogneri, sono indispensabili nell’enigmatica economia evangelica. Forse, lo sono per mettere alla prova la fede, per permetterle di definirsi, di depurarsi, di fortificarsi nello scontro con le deviazioni, con le «imitazioni».

Ma, proseguendo nel discorso che, in questo ventiquattresimo capitolo, Matteo ci riferisce, ci imbattiamo in un’altra parola di Gesù: «Frattanto, questo Vangelo del regno sarà annunciato in tutto il mondo, perché ne sia resa testimonianza a tutte le genti...» (Mt 24,14).
Parola che va però affiancata a quell’altra, di Luca: «Ma il Figlio dell’uomo, quando ritornerà, troverà la fede sulla terra?» (Lc 18,8).
Ciò che è predetto, dunque, è che il Vangelo «sarà annunciato in tutto il mondo», che «ne sarà resa testimonianza a tutte le genti».

mercoledì 6 settembre 2017

Guardate che nessuno vi inganni


«Guardate che nessuno vi inganni. Molti verranno nel mio nome dicendo: “Io sono il Cristo”, e trarranno molti in inganno. Sentirete poi parlare di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi: è necessario che tutto questo avvenga... » (Mt 24,4–6).
Maometto si è davvero presentato ai suoi connazionali arabi come «Cristo», come «Messia», nel senso almeno di rivelatore atteso e annunciato dalle Scritture giudeo–cristiane, fino al punto di falsificare (come vedremo) il Vangelo stesso, per dimostrare che la sua comparsa era predetta.

venerdì 1 settembre 2017

Io ho creduto, io vedo.


Mettete al fianco la mia penna,
Sul mio cuore il Cristo, mio orgoglio,
Ai miei piedi ponete questo libro,
E inchiodate in pace la bara...

Dopo l’ultima preghiera
Sulla fossa piantate la croce,
E se mi danno una pietra,
Incideteci sopra: io ho creduto, io vedo.

Dite tra voi: Dorme,
La sua dura fatica è finita;
O piuttosto, dite: Si risveglia,
Egli vede quel che ha tanto sognato.

Spero in Gesù: sulla terra,
Non sono arrossito della Sua legge;
All’ultimo giorno, davanti a Suo Padre,
Non arrossirà di me.

Louis Veuillot (1813 – 1883). L’ultima preghiera, epitaffio che si era preparato.

venerdì 30 giugno 2017

Sono io



Io sont la morte che porto corona
Sonte signora de ognia persona
Et cossi son fiera forte et dura
Che trapaso le porte et ultra le mura
Et son quela che fa tremare el mondo
Revolgendo mia falze atondo atondo
O vero l'archo col mio strale
Sapienza beleza forteza niente vale
Non e Signor madona ne vassallo
Bisogna che lor entri in questo ballo
Mia figura o peccator contemplerai
Simile a mi tu vegnirai
No offendere a Dio per tal sorte
Che al transire no temi la morte
Che più oltre no me impazo in be ne male
Che l’anima lasso al judicio eternale
E come tu averai lavorato
Cossi bene sarai pagato

venerdì 23 giugno 2017

Per tutto ciò che custodisce



Non amo la lucente spada per la sua lama tagliente, né la freccia per la sua rapidità, né il guerriero per la gloria acquisita.

Amo solo ciò che difendo: la città degli uomini di Nùmenor; e desidero che la si ami per tutto ciò che custodisce di ricordi, antichità, bellezza ed eredità di saggezza.

(J.R.R. Tolkien).

sabato 17 giugno 2017

Secondo giustizia e misericordia



È dottrina divinamente rivelata che i peccati comportino pene infinite dalla santità e giustizia di Dio, da scontarsi sia in questa terra, con i dolori, le miserie e le calamità di questa vita e soprattutto con la morte, sia nell’aldilà anche con il fuoco e i tormenti o con le pene purificatrici. Perciò i fedeli furono sempre persuasi che la via del male offre a chi la intraprende molti ostacoli, amarezze e danni.

Le quali pene sono imposte secondo giustizia e misericordia da Dio per la purificazione delle anime, per la difesa della santità dell’ordine morale e per ristabilire la gloria di Dio nella sua piena maestà. Ogni peccato, infatti, causa una perturbazione nell’ordine universale, che Dio ha disposto nella sua ineffabile sapienza ed infinita carità, e la distruzione di beni immensi sia nei confronti dello stesso peccatore che nei confronti della comunità umana.

Il peccato, poi, è apparso sempre alla coscienza di ogni cristiano non soltanto come trasgressione della legge divina, ma anche, sebbene non sempre in maniera diretta ed aperta, come disprezzo e misconoscenza dell’amicizia personale tra Dio e l’uomo. Così come è pure apparso vera ed inestimabile offesa di Dio, anzi ingrata ripulsa dell’amore di Dio offerto agli uomini in Cristo, che ha chiamato amici e non servi i suoi discepoli.

Paolo VI - Costituzione Apostolica “Indulgentiarum doctrina”, 1° gennaio 1967

venerdì 9 giugno 2017

Egli stesso


Cosa vuol dire Isaia quando annuncia il “giorno della vendetta per il nostro Dio”? Gesù, a Nazareth, nella sua lettura del testo profetico… ha offerto il suo commento autentico a queste parole con la morte di croce. 

“Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce”. Egli brucia e trasforma il male nella sofferenza, nel fuoco del suo amore sofferente. 

Il giorno della vendetta e l’anno della misericordia coincidono nel mistero pasquale. 

Questa è la vendetta di Dio: egli stesso, nella persona del Figlio, soffre per noi.

Joseph Ratzinger – Messa in piazza San Pietro, alla vigilia della sua elezione al papato, 18 aprile 2005.

venerdì 2 giugno 2017

Il regno del bene



Poiché l’uomo rimane sempre libero e poiché la sua libertà è sempre anche fragile, non esisterà mai in questo mondo il regno del bene definitivamente consolidato. Chi promette il mondo migliore che durerebbe irrevocabilmente per sempre, fa una promessa falsa; egli ignora la libertà umana. 

La libertà deve sempre di nuovo essere conquistata per il bene. La libera adesione al bene non esiste mai semplicemente da sé. Se ci fossero strutture che fissassero in modo irrevocabile una determinata – buona – condizione del mondo, sarebbe negata la libertà dell’uomo, e per questo motivo non sarebbero, in definitiva, per nulla strutture buone.

Conseguenza di quanto detto è che la sempre nuova faticosa ricerca di retti ordinamenti per le cose umane è compito di ogni generazione; non è mai compito semplicemente concluso. Ogni generazione, tuttavia, deve anche recare il proprio contributo per stabilire convincenti ordinamenti di libertà e di bene, che aiutino la generazione successiva come orientamento per l’uso retto della libertà umana e diano così, sempre nei limiti umani, una certa garanzia anche per il futuro. 

In altre parole: le buone strutture aiutano, ma da sole non bastano. L’uomo non può mai essere redento semplicemente dall’esterno.

Benedetto XVI - Spe Salvi

sabato 27 maggio 2017

Un vero rivoluzionario


Agli omosessuali non dovrebbe essere concesso di stare in posizioni dove potrebbero essere capaci di mal influenzare i giovani. Nelle condizioni in cui viviamo, a causa dei problemi che il nostro Paese deve affrontare, dobbiamo inculcare ai giovani lo spirito della disciplina, della lotta, del lavoro...

Noi non arriveremmo mai a credere che un omosessuale possa incarnare le condizioni e i requisiti di condotta che ci permetterebbe di considerarlo un vero rivoluzionario, un vero comunista aggressivo. Una deviazione di questa natura si scontra con il concetto che abbiamo di ciò che un militante comunista deve essere.

Fidel Alejandro Castro Ruz

sabato 20 maggio 2017

Una nuova dottrina


Lo Spirito Santo infatti, non è stato promesso ai successori di Pietro per rivelare, con la sua ispirazione, una nuova dottrina, ma per custodire con scrupolo e per far conoscere con fedeltà, con la sua assistenza, la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della Fede.

Concilio Vaticano I – Costituzione Dogmatica “Pastor Aeternus”, cap. IV (18 luglio 1870)

domenica 14 maggio 2017

Lo spettacolo umiliante


“Giovanni XXII ha delle gravi responsabilità innanzi al tribunale della storia (…)”, perché "offrì alla Chiesa intera lo spettacolo umiliante dei principi, del clero e delle università che rimettono il Pontefice sulla retta via della tradizione teologica cattolica, mettendolo nella dura necessità di disdirsi”.

(Beato Idelfonso Schuster - “Gesù Cristo nella storia. Lezioni di storia ecclesiastica” - Benedictina Editrice, Roma 1996, pp. 116-117).

lunedì 8 maggio 2017

L’abito del tempo


«Solo la Chiesa, innalzando gli altarini dell’anno liturgico, costringendo le stagioni a seguir passo passo la vita di Cristo, ha saputo tracciarci il piano delle occupazioni necessarie, dei fini utili.

Ci ha fornito il mezzo di camminare sempre accanto a Gesù, di vivere giorno per giorno i Vangeli; per i cristiani ha fatto del tempo il messaggero dei dolori e l’araldo delle gioie; ha affidato all’anno il ruolo di servo del Nuovo Testamento, di emissario zelante del culto».

Durtal rifletteva sul ciclo della liturgia che si inizia col primo giorno dell’anno religioso, all’Avvento, poi gira con un movimento insensibile su se stesso fin che ritorna al punto di partenza, all’epoca in cui la Chiesa si prepara, con la penitenza e la preghiera, a celebrare il Natale.

Sfogliando il suo eucologio, vedendo il cerchio meraviglioso degli uffizi, pensava al prodigioso gioiello, alla corona di re Reccesvinto che il museo di Cluny custodisce.

L’anno liturgico non era forse, come quella, cosparso di cristalli e di pietre preziose dai suoi cantici mirabili, dei fervidi inni incastonati nell’oro delle Benedizioni e dei Vespri?

Sembra che la Chiesa abbia sostituito alla corona di spine, di cui i Giudei avevan cinto le tempie del Salvatore, la corona reale dell’abito del Tempo, la sola cesellata in un metallo abbastanza prezioso, con un’arte abbastanza pura per osare di posarsi sulla fronte di un Dio!

Joris-Karl Huysmans, Per strada – 1895

martedì 2 maggio 2017

Una cosa che va superata


Uno dei discepoli più intimi di Shaw mi disse al tempo della prima commedia : «Nietzsche ha ragione in almeno un caso: quando afferma che l'uomo è una cosa che va superata».
lo gli risposi : «In un certo senso l'osservazione è la più cristiana e ortodossa; ma ammenoché voi non abbiate un concetto immutabile di Bene, come fate a sapere quando l'uomo è stato superato?». Il discepolo evidentemente non ci aveva mai riflettuto. Per dirla in poche parole, supponiamo che sei superuomini compaiano improvvisamente e si riuniscano in circolo, tutti diversificandosi dal tipo umano per opposte caratteristiche. 

Supponiamo ad esempio che uno di essi sia un gigante più coraggioso, ma più brutale dell'uomo; un altro una specie di santone indù, più mite ma più ascetico dell'uomo; un altro ancora un grande poeta del piacere, più gioioso ma più egoista dell'uomo; e così via, sino ad un numero indefinito di contrastanti esempi di esseri superiori al di là della pedissequa imitazione dell'uomo. Come fa l'evoluzionista a sapere quale di questi esseri superiori è superiore agli altri? Come fa a saperlo, ammenoché non possieda di già un ideale fìsso ed inalterabile dell'essere superiore? E se egli possiede tale ideale, tutta la metafisica dell'evoluzione va in frantumi; v'è qualcosa sin dal principio che resiste a tutti i mutamenti sino alla fine.

(Chesterton, George Bernard Shaw, Leonardo da Vinci, Bari, p.255)

giovedì 27 aprile 2017

L’anticipo dell’ora di Dio


«Mai il male ha assunto caratteristiche tanto vaste e apocalittiche, mai abbiam conosciuto altrettanto pericolo. Da un’ora all’altra noi possiamo perdere non la vita soltanto, ma tutta la civiltà e ogni speranza.

Sembra che anche a noi il Signore dica “non è ancor giunta la mia ora”, ma l’Immacolata, la Madre di Dio, la Vergine che è l’immagine e la tutela della Chiesa, Essa ci ha dato, già a Cana, la prova di saper e poter ottenere l’anticipo dell’ora di Dio.

E noi abbiamo bisogno che quest’ora venga presto, venga anticipata, venga resa immediata, poiché quasi potremmo dire: “O Madre, noi non ne possiamo più!”. [...] Dica Maria, come a Cana: “Non hanno più vino”; e lo dica con la stessa potenza d’intercessione e, se Egli esita, se si nega, vinca le sue esitazioni come vince, per materna pietà, le nostre indegnità.

Sia Madre pietosa a noi, Madre imperiosa a Lui.

Acceleri l’ora sua, che è l’ora nostra. Non ne possiamo più, o Maria.
L’umana generazione perisce, se tu non ti muovi. Parla per noi, o silenziosa, parla per noi, o Maria!».

(Cardinale Alfredo Ottaviani, Il baluardo, Roma 1961, 279-283).

giovedì 20 aprile 2017

Una persona


«Il cristianesimo, in sé, non è una concezione della realtà, non è un codice di precetti, non è una liturgia. Non è neppure uno slancio di solidarietà umana, nè una proposta di fraternità sociale. Anzi, il cristianesimo non è neanche una religione.
È un avvenimento, un fatto.
Un fatto che si compendia in una persona.

Oggi si sente dire che in fondo tutte le religioni si equivalgono perché ognuna ha qualcosa di buono. Probabilmente è anche vero. 
Ma il cristianesimo, con questo, non c’entra.
Perché il cristianesimo non è una religione, ma è Cristo.
Cioè una persona».

Cardinale Giacomo Biffi, 1928–2015

venerdì 14 aprile 2017

Alcuni equivoci


L’importanza della sacramentalità del matrimonio, e la necessità della fede per conoscere e vivere pienamente tale dimensione, potrebbe anche dar luogo ad alcuni equivoci, sia in sede di ammissione alle nozze che di giudizio sulla loro validità.

La Chiesa non rifiuta la celebrazione delle nozze a chi è bene dispositus, anche se imperfettamente preparato dal punto di vista soprannaturale, purché abbia la retta intenzione di sposarsi secondo la realtà naturale della coniugalità.

Non si può infatti configurare, accanto al matrimonio naturale, un altro modello di matrimonio cristiano con specifici requisiti soprannaturali. Questa verità non deve esser dimenticata al momento di delimitare l’esclusione della sacramentalità (cfr. can. 1101 § 2) e l’errore determinante circa la dignità sacramentale (cfr. can. 1099) come eventuali capi di nullità.

Per le due figure è decisivo tener presente che un atteggiamento dei nubendi che non tenga conto della dimensione soprannaturale nel matrimonio, può renderlo nullo solo se ne intacca la validità sul piano naturale nel quale è posto lo stesso segno sacramentale.

La Chiesa cattolica ha sempre riconosciuto i matrimoni tra i non battezzati, che diventano sacramento cristiano mediante il Battesimo dei coniugi, e non ha dubbi sulla validità del matrimonio di un cattolico con una persona non battezzata se si celebra con la dovuta dispensa.

San Giovanni Paolo II, Discorso alla Sacra Rota, 30 gennaio 2003.

domenica 9 aprile 2017

Si vive come uomini


Solo in Dio si vive come uomini.
Il vero umanesimo, nato con Cristo, deifica l’uomo.
Il falso umanesimo, derivato dal materialismo, muta gli uomini in automi.

Dove l’azione della religione manca, crolla la morale, subentra l’invidia, si dilata la depravazione, e la società si sfascia.
Dove la religione opera, la società da aggregato diventa comunità, dove l’amore suscita la comunione.

(Igino Giordani, La chiesa della contestazione, Città Nuova, 1970, p. 73).

martedì 4 aprile 2017

La forma di ogni virtù


«Abbiamo fatto gli uomini orgogliosi di molti vizi, ma non della viltà. Ogni volta che eravamo quasi riusciti, il Nemico permetteva una guerra o un terremoto o qualche altra calamità, e d'un tratto il coraggio diventa amabile e importante, con tanta naturalezza, perfino all'occhio umano, che tutto il nostro lavoro è come non fatto, e c'è ancora almeno un vizio del quale sentono una sincera vergogna. Il pericolo di trascinare alla viltà i nostri pazienti, perciò, è che si potrebbe produrre una vera conoscenza e una vera nausea di sé, con pentimento e umiltà come conseguenza. E infatti, nell'ultima guerra, migliaia di esseri umani, avendo scoperto la loro viltà, scoprirono per la prima volta tutt'intorno il mondo morale. [...]

Qui ci si presenta un dilemma crudele. Se promovessimo la giustizia e la carità fra gli uomini faremmo direttamente il vantaggio del Nemico; ma se li guidiamo a comportarsi all'opposto, ciò produrrà, presto o tardi, (poiché Egli permette che lo produca) una guerra o una rivoluzione, e il problema inevitabile della viltà e del coraggio sveglierà migliaia di uomini dall'abulia morale.

Egli vede, con la stessa chiarezza con la quale vedi tu, che il coraggio non è semplicemente una delle virtù, ma la forma di ogni virtù quando giunge alla prova, vale a dire nel punto della più alta realtà. Una castità, o una onestà, o una pietà che cede di fronte al pericolo sarà casta oppure onesta oppure misericordiosa soltanto a certe condizioni. Pilato fu misericordioso finché non divenne rischioso. La guerra per molti sarà pietra d'inciampo, ma per i più sarà farmaco salutare per recuperare la salute».

C.S. Lewis – Le lettere di Berlicche

mercoledì 29 marzo 2017

E niente ha valore


Io non ho il potere di condannare nessuno.
Ma che l’uomo conosca se stesso e gli altri in azione è esperienza quotidiana. Quindi il giudizio è inevitabile.
Persino il pre-giudizio lo è.
Non giudicando già si giudica.
Nel caso, il silenzio non dice la sospensione del giudizio dice, inesorabilmente, che tutto è uguale a tutto. E niente ha valore.

(Franca Negri)

venerdì 24 marzo 2017

Quela Vecchietta ceca


Quela Vecchietta ceca, che incontrai
la notte che me persi in mezzo ar bosco,
me disse: - Se la strada nu’ la sai,
ti ciaccompagno io, ché la conosco.

Se ciai la forza de venimme appresso,
de tanto in tanto te darò una voce
fino là in fonno, dove c’è un cipresso,
fino là in cima dove c’è la Croce... -

Io risposi: - Sarà... ma trovo strano
Che me possa guidà chi nun ce vede... -
La Ceca, allora, me pijò la mano
e sospirò: - Cammina! - Era la fede.

Trilussa

venerdì 17 marzo 2017

La paglia che sta bruciando


Il mondo presente è come il fornello d’un forgiatore. Orbene come nel fornello dell’orefice trovi la paglia, l’oro e il fuoco, così nel mondo trovi l’incredulo, il fedele e le prove della vita.

La paglia è l’incredulo, l’oro è il credente, il fuoco è la prova. Queste tre realtà si trovano in uno spazio assai ristretto, ma, per quanto sia stretto lo spazio dove si trovano, le tre realtà posseggono ciascuna le proprie caratteristiche: il fuoco arde, la paglia si consuma, l’oro si purifica.

Non ti sorprenda dunque il fatto che ai tuoi occhi il mondo si presenti pieno di scandali, di ingiustizie, di corruzione e di oppressioni; non sorprenderti nemmeno se, per l’aggravarsi dei mali che ci assalgono, gli uomini bestemmiano Dio e maledicono i nostri tempi cristiani. Non ti spaventino né gli insulti lanciati a Dio né i rimproveri contro il cristianesimo: è la paglia che sta bruciando.

E in effetti nel pronunciare i loro giudizi usano parole roboanti e quasi infiammate. Non stupirti se la paglia, mentre brucia, produce del chiarore: dopo un po’ diventerà cenere, mentre fintantoché brucia crepita e fa fumo. Tu, che sei oro, taci e lasciati purificare. Mentre la paglia brucia e con lei le sue bestemmie, tu lasciati purificare delle tue scorie.

L’incredulo, il fedele e le prove della vita (S. Agostino, Commento al Salmo 81)

domenica 12 marzo 2017

Un vecchio compagno di strada


C'era una volta un eremita così perfetto che aveva già un piede in Paradiso.
Viveva di quasi niente in una grotta scavata nei fianchi di una montagna verde dove raccoglieva frutti selvatici, bacche e qualche radice per il pranzo della domenica.
“Come posso tentarlo?”, si chiedeva continuamente il diavolo.
Lo spiava, fiutava le sue impronte, lo esaminava dalla testa ai piedi per trovare il minimo punto debole. Niente. Pestava i piedi, si arrabbiava, imprecava. Finché decise di passare all'attacco diretto.
Si presentò all'eremita, che stava rammollendo un pezzo di pane raffermo nell'acqua della sorgente.

“Salve”, gli disse Satana. “Sai chi sono io?”.
“Il diavolo”, rispose tranquillamente l'eremita.

“Dio mi ha dato il permesso di tentarti. Vorrei che tu commettessi un peccato grave”.
“Parla”, disse l'eremita. “Ti ascolto”.

“Assassina qualcuno”.
“No. E fuori discussione”.

“Allora assai una donna”.
“È una cosa bestiale e disgustosa. Non lo farò mai. Vattene, diavolo. Non hai fantasia”.

“Almeno bevi un sorso di vino. Non è neanche un peccato. Accontentami”.
L'eremita sospirò: “Va bene. Un sorso non è nulla di male”.
Immediatamente gli comparve tra le mani una brocca di vino fresco e frizzante. Ne bevve un sorso. Prese fiato e ne bevve un altro.
“Uhm”, disse. “È gradevole”. Bevve un altro lungo sorso e disse: “È forte… È diabolico!”.
Cominciò a ridere stupidamente. Poi riprese a bere, malfermo sulle ginocchia.

Una ragazzina saliva per il sentiero.
“Buongiorno sant'uomo”, disse. “Ti ho portato qualche mela e del pane”.
Ululando, con gli occhi annebbiati, l'eremita afferrò la ragazzina per i capelli e la sbatté a terra. La poverina urlò con tutte le sue forze. Suo padre, che lavorava nei campi, la udì e accorse. L'eremita vedendo arrivare l'uomo afferrò una grossa pietra e lo colpì con tutte le sue forze.
Quando ritornò in sé, l'eremita vide l'uomo che giaceva ai suoi piedi in un lago di sangue.

“Credo che sia morto”, disse Satana, con aria virtuosa. Raccolse un fiore e se lo mise in bocca.
L'eremita si gettò in ginocchio inorridito: “Signore Dio, che cosa ho fatto?”.
Il diavolo rispose: “Di tre mali hai scelto il minore. Questo ti farà passare lunghe giornate in mia compagnia”.
Fischiettando, con le mani in tasca, si avviò. Dopo qualche passo si fermò, si voltò e come chiamasse un vecchio compagno di strada, disse: “Allora, eremita, vieni?”

lunedì 6 marzo 2017

Il trionfo della feccia


Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci.

Sarà la punizione del suo principio astratto dell’Uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi.

Il diritto pubblico fondato sull’uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento. L’adorazione delle apparenze si paga.

Henri-Frédéric Amiel. Frammenti di diario intimo, 12 giugno 1871

martedì 28 febbraio 2017

Il mondo invisibile


Carissimi pellegrini, Noi non possiamo lasciarvi senza esortarvi brevemente a risvegliare ed attizzare il vostro senso del mondo invisibile che vi circonda – “perché le cose visibili non sono che per un tempo, le invisibili sono eterne” – e ad intrattenere certi rapporti familiari con gli Angeli che sono così costanti nella loro sollecitudine per la vostra salvezza e la vostra santità.

Voi passerete, Dio lo voglia, una eternità di gioia con essi; apprendete a conoscerli fin da ora.

Che gli Angeli portino la Nostra preghiera per voi fino ai piedi del trono di Dio e possano, per intercessione della loro gloriosa Regina, portarvi grazie numerose da parte del nostro divin Salvatore!

Pio XII – Allocuzione ai pellegrini americani (Udienza del 3 ottobre 1958)

giovedì 23 febbraio 2017

Un mondo perfetto


D. «Che cosa minaccia oggi la democrazia?»

R. «C’è innanzitutto l’incapacità di fare amicizia con l’imperfezione delle cose umane: il desiderio di assoluto nella storia è il nemico del bene che è nella storia. L’idea che la storia passata sia stata una storia di non libertà si afferma sempre di più; e che finalmente ora, o tra poco, si potrà o si dovrà costituire la società giusta».
Io penso che noi oggi dobbiamo con ogni decisione chiarirci che né la ragione né la fede promettono, a nessuno di noi, che un giorno ci sarà un mondo perfetto. Esso non esiste. 
La sua continua aspettativa, il gioco con la sua possibilità e prossimità, è la minaccia più seria che incombe sulla nostra politica e sulla nostra società, perché di qui insorge fatalmente l’onirismo anarchico. Per la consistenza futura della democrazia pluralistica e per lo sviluppo di una misura umanamente possibile è necessario riapprendere il coraggio di ammettere l’imperfezione ed il continuo stato di pericolo delle cose umane.
Sono morali solo quei programmi politici che suscitano questo coraggio. Immorale è al contrario quell’apparente moralismo che mira ad accontentarsi solo del perfetto. Sarà quindi necessario anche un esame di coscienza nella predicazione morale della Chiesa o vicina alla Chiesa, le cui ipertese esigenze e speranze spingono alla fuga dal piano morale a quello utopico».

Joseph Ratzinger – Cristianesimo e democrazia pluralista, Conferenza del 24 aprile 1984.

sabato 18 febbraio 2017

I giardini che nessuno sa


Senti quella pelle ruvida, un gran freddo dentro l’anima,
fa fatica anche una lacrima a scendere giù.
Troppe attese dietro l’angolo, gioie che non ti appartengono.
Questo tempo inconciliabile gioca contro di te.
Ecco come si finisce poi, inchiodati a una finestra noi,
spettatori malinconici, di felicità impossibili…
Tanti viaggi rimandati e già, valigie vuote da un’eternità…
quel dolore che non sai cos’è, solo lui non ti abbandonerà mai, oh mai!

È un rifugio quel malessere,
troppa fretta in quel tuo crescere.
Non si fanno più miracoli, adesso non più.
Non dar retta a quelle bambole. Non toccare quelle pillole.
Quella suora ha un bel carattere, ci sa fare con le anime.

Ti darei gli occhi miei per vedere ciò che non vedi.
L’energia l’allegria per strapparti ancora sorrisi.
Dirti sì, sempre sì, e riuscire a farti volare, dove vuoi, dove sai senza più quel peso sul cuore.
Nasconderti le nuvole, quell’inverno che ti fa male.
Curarti le ferite e poi qualche dente in più per mangiare.
E poi vederti ridere, e poi vederti correre ancora.
Dimentica, c’è chi dimentica distrattamente un fiore, una domenica e poi… silenzi.
E poi, silenzi.

Nei giardini che nessuno sa si respira l’inutilità,
c’è rispetto grande pulizia, è quasi follia.
Non sai come è bello stringerti, ritrovarsi qui a difenderti, e vestirti e pettinarti sì, e sussurrarti non arrenderti.
Nei giardini che nessuno sa quanta vita si trascina qua, solo acciacchi, piccole anemie.
Siamo niente senza fantasie.

Sorreggili, aiutali, ti prego non lasciarli cadere.
Esili, fragili, non negargli un po’ del tuo amore.
Stelle che ora tacciono, ma daranno un senso a quel cielo.
Gli uomini non brillano, se non sono stelle anche loro.
Mani che ora tremano, perché il vento soffia più forte…
Non lasciarli adesso no, che non li sorprenda la morte.
Siamo noi gli inabili, che pure avendo a volte non diamo.

Dimentica, c’è chi dimentica distrattamente un fiore, una domenica e poi… silenzi.
E poi, silenzi.

Di Renato Fiacchini e Danilo Riccardi, 1994.

domenica 12 febbraio 2017

La pretesa di esaurire il reale


Soltanto grazie a un articolo recente della Civiltà Cattolica (“Iconografia cristiana e pittura rivoluzionaria”), mi sono reso conto che io stesso ero caduto, da sempre, in una trappola, probabilmente non casuale ma favorita dalla cultura “illuminista”.

È notissima, cioè, l’acquaforte di Francisco Goya, nella serie dei «Capricci», che rappresenta un uomo addormentato seduto a un tavolo che è, chiaramente, una scrivania di lavoro, visto che sopra vi sono carte e penne. Attorno al dormiente, in un cielo di tenebra, svolazzano enormi civette e pipistrelli, in un lugubre stormo. Sulla base della scrivania, lo stesso Goya ha scritto la frase divenuta celeberrima: «El sueno de la razòn produce monstruos».

Ebbene: giocando sul fatto che, in spagnolo, sueno, significa sia “sogno” che “sonno”, in italiano la frase del pittore aragonese è quasi sempre stata tradotto come: «Il sonno della ragione produce mostri». Lo stesso in francese: «Le sommeil de la raison...». Lettura, come dicevo – e come si vede chiaramente –, “illuminista”, un memento agli uomini perché veglino, perché al di là del razionalismo non c’è che ombra, mostri, disastri. Monstruos, appunto. 

E invece, come dimostra lo specialista della Civiltà Cattolica, Goya intendeva, qui, sueno nel senso di “sogno”. Dunque, a produrre “mostri” è proprio il razionalismo, è la pretesa della ragione di esaurire il reale. I disastri sono provocati da quei “sogni della ragione” che sono le ideologie moderne, proprio quelle che facevano la loro prova sanguinosa giusto in quegli anni della fine del Settecento. Il messaggio di Goya non è, dunque, contro gli “oscurantisti” ma, al contrario, contro gli “illuminati”, contro quegli intellettuali di cui è simbolo il dormiente accanto a carte dove ha di certo steso uno di quei piani per “il paradiso in terra” che, messi in pratica, sollevano il coperchio degli inferni. 

Per citare il commento della rivista dei gesuiti: «Goya mostra che è falsa la concezione di un uomo buono per natura (caposaldo del pensiero di Rousseau, che è il grande maestro del giacobinismo) che si potrebbe creare con la libertà, i diritti umani, l’educazione, l’eguaglianza. Le forze della Ragione riescono soltanto a mascherare i lati oscuri dell’animo umano, i dissidi, gli istinti; ma l’ira devastatrice, l’aggressività, la paura non possono essere ridotte al silenzio.

Nel punto culminante della Rivoluzione francese, ai tempi di un Terrore basato sulla “Virtù”, questi elementi rispuntano in primo piano e tornano a trionfare... Il sogno della ragione, che in un primo tempo è bello ed esaltante, si trasforma presto in un incubo popolato da mostri».

Stiamoci attenti, dunque: qui si è cercato (e si è riusciti, va riconosciuto) a rovesciare interamente un messaggio importante, menandoci per il naso con una traduzione manipolata. Una delle tante trappole, dicevo, di una certa cultura.

Vittorio Messori, Il Timone – N. 41, Marzo 2005.