venerdì 14 settembre 2012

Un tabernacolo di carne


Prima di “essere messo al mondo”, l’uomo è un essere accolto. La sua prima dimora è il ventre di una madre. Per quale cinica prevaricazione è mai possibile trasformare il santuario stesso della vita in una camera mortuaria?

«[…] Dapprima ho vissuto nel ventre di un’ebrea, alta, bionda, bella, che era una militante maoista, e aveva una laurea in inglese. Il mio raccoglimento, lì, fu, malgrado tutto, monastico; la mia posizione, quella di un’adorazione piroettante e perfetta. Venivo portato in giro, di qua e di là, per le strade di Tunisi e i ristoranti di Parigi, ma non abbandonavo il mio eremitaggio vivente, incontrando le persone solo attraverso lo schermo di una mucosa che me le rendeva tutte calorose. È così che ho debuttato nella vita. In un tabernacolo di carne […]
Prima di “essere messo al mondo”, l’uomo è un essere accolto. La sua prima dimora è il ventre di una madre. «Ciò che pertanto i sensi percepiscono di più originario, nella loro trascendenza più essenziale, è l’atto di un amore che mette al riparo e che riscalda» [G. Siewerth, Metataphysique de l’enfance, Parigi 2001, pag.50].
Il calore del seno è indissociabilmente vita e tenerezza. Il piccolo d’uomo vi esperisce un primo rapporto con lo spazio come fiducia.
Prima di essere sistema metrico o tridimensionale, lo spazio è, infatti, innanzitutto affettivo. Prima di essere descritto dalla relatività generale, esso è aperto dalla relazione personale, avvolgente, di Pauline Koch [madre di Albert Einstein] con il piccolo Albert. Cosa avrebbe potuto diventare Einstein se non fosse stato prima di tutto portato in questo universo indecifrabile e carnale? È questa dolcezza amniotica che gli conferì, in seguito, sufficiente sicurezza per procedere senza temere che il suolo cedesse sotto di lui a ogni passo.
Nel recinto materno, non si distinguono essere e amore, spazio e fiducia, nutrimento e abbraccio […]. Il bambino amato attinge tutte le proprie gioie alla fonte di una dedizione e di una clemenza.
Il volto del dono precede la scoperta del proprio volto.
Il biberon preparato per lui, oltre che una bevanda gradevole, è un gesto di dedizione.
Il lettino cambiato per lui, oltre che un atto di igiene, è un abbraccio gratuito.
La sua sensualità è interamente formata dall’offerta.
Il passato di carote è un piatto di carezze.
Il gusto della cioccolata è inseparabile dal sapore di un bacio.
Così, in seguito, egli desidererà l’altro sopra ogni cosa e il piacere sensibile da solo non l’interesserà affatto […].
Questa è la profondità del sesso femminile: il suo ambiente sostiene la nostra presenza nel mondo. La prima volta non ci si ubriaca mai in un bordello. È una certosa nella quale il feto si abbandona fiducioso, perché bagnato di calore trascendente.
Si può capire lo choc di Pasolini nel 1975: «Sono traumatizzato dalla legalizzazione dell’aborto, perché lo considero, come molti, una legalizzazione dell’omicidio. Nei sogni, e nel comportamento quotidiano – cosa comune a tutti gli uomini – io vivo la mia vita prenatale, la mia felice immersione nelle acque materne: so che là io ero esistente» [in “Scritti corsari”].
Per quale cinica prevaricazione è mai possibile trasformare il santuario stesso della vita in una camera mortuaria? Come è possibile immettere i piranha in questa piscina della “felice immersione”? Il regista di Teorema denuncia un’assurdità viscerale.
Ci vorrebbe un’altissima letteratura per suggerirci cosa significhi essere prima casa, nutrimento, cosmo palpitante di un uomo tutt’intero e interamente nuovo. Racine è l’autore di Andromaca, ma l’autore di Racine è, in primo luogo, Jeanne Sconin [sua madre]. E San Gregorio Magno, prima di trovarsi sul soglio di Roma, era Gregorio l’Embrione nel seno di Silvia. Un utero ha avvolto tutti gli eroi della storia. E anche tutti gli imbecilli (me incluso). È questo che lo rende ancora più impressionante. Non ci vuole di tutto per fare un mondo? L’utero lo sa, in ciò più saggio di tutti i sistemi filosofici.»

di Fabrice Hadjadj - “Mistica della carne – La profondità dei sessi”, Edizioni Medusa, 2009, pag. 106-108


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