sabato 16 aprile 2016

Polvere e sudore


“Durante il Medioevo un pellegrino aveva fatto voto di raggiungere un lontano santuario, come si usava ai suoi tempi. Dopo alcuni giorni di cammino, si trovò a passare per una stradina che si inerpicava per il fianco desolato di una collina brulla e bruciata dal sole. Sul sentiero spalancavano la bocca grigia tante cave di pietra. Qua e là degli uomini, seduti per terra, scalpellavano grossi frammenti di roccia per ricavare degli squadrati blocchi di pietra da costruzione.

Il pellegrino si avvicinò al primo degli uomini. Lo guardò con compassione. Polvere e sudore lo rendevano irriconoscibile, negli occhi feriti dalla polvere di pietra si leggeva una fatica terribile. Il suo braccio sembrava una cosa unica con il pesante martello che continuava a sollevare e ad abbattere ritmicamente.

“Che cosa fai?”, chiese il pellegrino.
“Non lo vedi?” rispose l’uomo, sgarbato, senza neanche sollevare il capo. “Mi sto ammazzando di fatica”.

Il pellegrino non disse nulla e riprese il cammino. S’imbatté presto in un secondo spaccapietre. Era altrettanto stanco, ferito, impolverato.

“Che cosa fai?”, chiese anche a lui il pellegrino.
“Non lo vedi? Lavoro da mattina a sera per mantenere mia moglie ed i miei bambini”, rispose l’uomo.

In silenzio il pellegrino riprese a camminare. Giunse quasi in cima alla collina. Là c’era un terzo spaccapietre. Era mortalmente affaticato, come gli altri. Aveva anche lui una crosta di sudore e di polvere sul volto, ma gli occhi feriti dalle schegge di pietre avevano una strana serenità.

“Che cosa fai?”, chiese il pellegrino.
“Non lo vedi?” rispose l’uomo, sorridendo con fierezza. “Sto costruendo una cattedrale”.

E con il braccio indicò la valle dove si stava innalzando una grande costruzione ricca di colonne, di archi e di ardite guglie di pietra grigia, puntate verso il cielo.

(Charles Péguy)

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