venerdì 27 gennaio 2012

Il mondo cambia spesso idea

«Chi sposa le mode, presto rimane vedovo» Gilbert Keith Chesterton

«Ormai non so se ridere o piangere quando leggo o sento dire che la Chiesa dovrebbe essere più moderna e aprirsi al mondo. Di solito chi dice queste frasi o è in buona fede, nel senso che ci elargisce quelli che lui considera davvero consigli utili alla sopravvivenza dell’istituzione, oppure è un lupo che si traveste da agnello: cioè qualcuno che desidera la fine del cattolicesimo, ma strategicamente non lo dice apertis verbis, e perciò subdolamente elargisce suggerimenti autodistruttivi rivolti a quelli che lo schietto gergo leninista chiama utili idioti.

Orbene, mentre per i secondi non provo alcun rispetto intellettuale – e meno che mai per quelli che operano all’interno dell’edificio cattolico per rovinarlo da dentro, coperti dal fumo che si è intrufolato nel tempio – per i primi sento tuttavia una forma basilare di gratitudine, appunto per la buona fede che intravedo in loro. Essi sono come colui che mi regala un frutto senza sapere che è avvelenato: rifiuto il dono, ma ancora apprezzo il gesto del donatore.

Ma perché il frutto è avvelenato?
Perché tutte queste frasi fatte sull’equivocato aggiornamento sono nella migliore delle ipotesi come le buone intenzioni che ti portano all’inferno?
Dopotutto il nostro consigliere in buona fede una spiegazione se la merita. E allora gli chiedo e vi chiedo: ma esattamente qual è questo mondo a cui la Chiesa dovrebbe aprirsi? 
Quello di oggi? 
Ma perché mai? 
E perché non invece quello di ieri o l’altro ieri o dopodomani?
La verità è che è troppo facile e troppo ingenuo configurare la dialettica tra la Chiesa e il mondo come se fosse l’equivalente epistemologico di una partita a basket 1 on 1, come il semplice tira e molla tra due interlocutori che dovrebbero trovare un compromesso. Da una parte c’è la Chiesa, cioè un’istituzione che proclama da circa 2.000 anni la validità costante della verità unica ed eterna che ha ricevuto in deposito; ma quello che c’è dall’altra parte non è altrettanto univoco.

Il mondo è una categoria eterogenea e mutevole, perché in effetti ciò che in questo senso designiamo come “mondo” non è che l’insieme disparato di tutti quei pensieri non cattolici che si avvicendano e si combattono e si rimpiazzano l’un l’altro. 
Ogni manifestazione transitoria del mondo ha sempre qualcosa da rimproverare alla Chiesa, qualcosa da farle accettare, un qualche strisciante o aperto tradimento dottrinale che vorrebbe chiederle o imporle; ma il fatto è che ogni volta si tratta di una cosa diversa.

Oggi il mondo, ovvero il suo epifenomeno predominante in Occidente, vuole fare accettare alla Chiesa cose come il relativismo e l’individualismo e il libertinismo sessuale.
Ma quarant’anni fa il mondo le chiedeva comunismo, o almeno una specie di cristianesimo risciacquato nel socialismo.
Ottant’anni fa le chiedeva anticomunismo e razzismo eugenetico e culto della forza in salsa nazifascista.
Centocinquant’anni fa, un atteggiamento di non belligeranza verso la massoneria e le sue operazioni d’ingegneria politica.
Duecento anni fa, convertirsi alla rivoluzione francese e/o soccombere.
Quattrocento anni fa, sostegno incondizionato alle varie monarchie assolute dell’Antico Regime e alle loro ingiustizie sociali.
Settecento anni fa … Mille anni fa … Millecinquecento anni fa … Duemila anni fa: adorare l’imperatore. Anche solo per finta, anche solo bruciando un granellino d’incenso, una mera formalità.
Eppure la maggior parte dei cristiani di quel tempo rifiutò di scendere a compromessi, e allora il prezzo da pagare era ben peggiore del sarcasmo dei colleghi in ufficio o di una brutta copertina in prima pagina.

E domani? 
E dopodomani? 

Io non so cosa vorrà domani il mondo, ma l’unica cosa di cui sono sicuro è che sarà diverso da ciò che vuole oggi, così come questo è a sua volta diverso da quel che voleva ieri. Il mondo cambia spesso idea e ciò che oggi è moderno domani sarà anacronistico.

Ecco dunque perché il consiglio di aprirsi al mondo è così assurdo e così zappa–sui–piedi.
Ecco perché «adulta non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo».
Ecco perché tutti quei cattolici che per ingenuo entusiasmo o calcolo politico o semplice quieto vivere hanno inseguito il mito di una pacificatoria consonanza con il loro hic et nunc sociopolitico – i teologi della liberazione, i preti operai, i cattolici che applaudirono le leggi razziali, i preti francesi rivoluzionari, eccetera eccetera – sono tutti stati rovinosamente travolti dal mutamento di paradigma quando quel mondo presente ha fatto ciò che, in effetti, fa sempre il presente: diventare passato.

Ebbene: tutto questo oggi riceve dalla vicenda belga l’ennesima conferma spietata e terribile.

Ho già parlato prima della questione pedofilia e dei molti equivoci che vi gravitano attorno […]. La tentata legittimazione morale della pedofilia è stata una fase ben precisa della rivoluzione sessuale, storicamente ricostruibile, e operata da una vasta sequela di personaggi (dal pioniere Alfred Kinsey a compatrioti come Mario Mieli e Aldo Busi) che sono tuttora icone rispettate e riverite dalle parti di quel mondo progressista che, mentre esalta il coraggio–contro–tutti–i–tabù di quei bravi apologeti laici del coito con bambini, deplora sdegnato il coito con bambini compiuto dai preti e insabbiato dai vescovi.

Come e quando e per quali cause il sesso pedofilo sia stato abiurato dal mainstream del progressismo pansessualista e violentemente ricacciato nel sottobosco del “non si fa”, quando invece prima pareva fosse il prossimo tabù che le magnifiche sorti e progressive avrebbero ineluttabilmente infranto e sdoganato, è argomento per un’altra volta.
Ciò che qui ora preme dire è che c’è stato un cattolicesimo innovatore, moderno e aperto al mondo, che dall’amplesso contronatura e passivo col mondo ha recepito – perché, diabolus simia Dei, il bene è diffusivo, ma l’eresia è osmotica – anche una nuova e moderna e coraggiosa pastorale sulla pedofilia.

Poiché qui siamo cattolici e non *dogmatici*, servono fonti. E il sito messainlatino.it, qui e qui, le fornisce. La vicenda del testo di catechismo Roeach, il catechismo con il disegno della bambina nuda interessata alle esperienze sessuali, è allucinante. Sempre perché qua la fede la basiamo sull’esperienza e non crediamo a scatola chiusa a nessuno, ho usato meno di un quarto d’ora per cercare altre fonti in internet a ulteriore conferma, fosse mai che questa storia se la sono inventata per screditare il modernista: e oltre alle molte pagine anglofone di glossa a questa, una veloce googlata sulle pagine dal Belgio per “Jef Bulckens Roeach” mi ha dato risultanti difficilmente controvertibili come il cv dell’autore o la pagina dell’Università Cattolica di Leuven in cui si fa pubblicità al catechismo incriminato (1). Peccato non sapere l’idioma belga.

E allora lo vedete come davvero, alla faccia di ogni vagheggiata palingenesi dei rapporti chiesa–mondo, nihil novi sub sole? 
Povero clericalprogressista: hai fatto tanta fatica per conformare la pastorale cattolica alla filopederastia dell’intellighenzia moderna, ed ecco che a tradimento la modernità ti cambia disinvoltamente idea e la pedofilia diventa l’orrore di tutti gli orrori, e però nel frattempo tu quelle cose le hai pur dette e scritte e fatte scrivere e peggio ancora hai lasciato che accadessero, e il mondo te ne verrà a chiedere conto – a te, cattolico, un po’ meno ad altri.

Davvero ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere, guardando l’ennesimo mutamento di paradigma che travolge gli ennesimi barcaioli ondivaghi e naufraganti. Perché non si possono servire due padroni; perché i cristiani stanno nel mondo, ma non appartengono al mondo; perché noi cattolici dobbiamo sì amare il mondo, perfino amarlo appassionatamente, ma al tempo stesso dobbiamo essere guardinghi verso colui che ne è il Principe e verso coloro che con o senza consapevolezza se ne fanno strumento; perché non per caso ci è stato detto di essere semplici come le colombe ma anche prudenti come serpenti, proprio perché siamo mandati come pecore tra i lupi; perché la Chiesa non ha ragione di farsi venire i complessi d’inferiorità rispetto alle idee del secolo, in quanto essa vive nel tempo, ma viene da – e va verso – l’eternità.

Ed ecco allora perché, quando leggo o sento dire che la Chiesa dovrebbe essere più moderna e aprirsi al mondo, ormai non so se ridere o piangere. La verità è che spesso, a parte le eccezioni in buona fede, questi dispensatori di saggi consigli ci vogliono fregare, anzi diciamolo, ci vogliono proprio inc***re. E quando dicono che dovremmo aprirci al mondo, intendono aprirci sul serio: da dietro».

deliberoarbitrio.splinder.com - martedì 13 luglio 2010

(1) Negli anni Novanta il cardinale Danneels ha fatto adottare un testo di catechismo dal titolo Roeach, scritto dal prof. Jef Bulckens dell’Università Cattolica di Lovanio e dal prof. Frans Lefevre del Seminario di Bruges. Ecco come questo catechismo spiega la sessualità dei bambini: ad esempio con la fotografia, riprodotta ad inizio del post, di una bambina nuda i cui fumetti dicono: «Stimolarmi la patatina mi fa sentire bene»; «Mi piace togliermi le mutande con gli amici»; «Voglio restare nella camera quando mamma e papà fanno sesso».

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