sabato 10 marzo 2012

«Voglio degli amministratori, non dei salvatori»

“Un solo Cristo, quello vero, mi basta”. Paradossale e divertente “Programma Elettorale” dove lo Stato non è il nuovo Dio e la politica non è la nuova religione.

Se, tanto per ridere, dovessi candidarmi, un po’ per provocazione e un po’ sul serio farei un programma più o meno così.
«Il governo migliore è quello che governa meno, dunque votatemi e non sarete infastiditi, farò in modo che dello Stato e della politica vi accorgiate il meno possibile.
Vi darò poco ma vi chiederò altrettanto poco.
Su cento cose da fare che ora fa lo Stato o il Comune o qualche altra diavoleria “pubblica”, almeno ottanta se non novanta potete farle voi, con maggior efficacia e con spesa minore. Per questo, tasse al minimo e possibilmente decrescenti: voglio che scegliate voi come impiegare il denaro che io non vi chiederò e che il “pubblico”, dunque, non inghiottirà.
Quello che chiamano “Stato sociale” è prezioso, certo, ma per i politici, i burocrati, i parassiti che lo gestiscono. Lo sbaraccherò (anche se sarà dura, i privilegiati declameranno nobili parole contro il sacrilego!) dandovi la libertà e lasciandovi i mezzi economici per organizzarvi come credete meglio.
Non regolamenterò le vostre vite, anzi abolirò i lacci e i laccioli che la intralciano. Non vi dirò come dovete mangiare, divertirvi, vestirvi, curarvi né vi farò prediche di alcun tipo.
Lascerò che vi confrontiate con Dio se siete credenti, con la coscienza se non lo siete o con qualunque altra realtà vogliate, mettendo comunque a base di ogni comportamento sociale il Grande Comandamento che unifica religiosi e laici: Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.
Personalmente, non voglio militanti, sfilate, adunate, comizi, bandiere di partito, passioni politiche. Naturalmente, non vi impedirò di farlo, se avete di questi gusti. Infatti, in tutto vi lascerò vivere senza scocciarvi cacciando ovunque il naso del governo, vivere non da sudditi ma da persone adulte e libere, ricordandovi solo che lo Stato non è il nuovo Dio, che la politica non deve essere la nuova religione che non ci sono personaggi più pericolosi e ingannatori degli utopisti e dei demagoghi.
E se tra cinque anni (o anche prima) mi rimanderete a casa, non ne farò certo un problema. Riprendetevi quelli che amano impadronirsi della vite degli altri, dicendo che lo fanno per il vostro bene e che vi promettono, se li votate il “mondo nuovo”.
Non temiate, comunque, che me ne vada arricchito: con Stato e governo ridotti a pelle e ossa, ridotti al massimo ad arbitri, a semafori, a regolatori del traffico e non più padroni dei vostri soldi, resterà ben poco da rubare.»

Vittorio Messori – La Bussola Quotidiana, 14 maggio 2011

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