sabato 18 febbraio 2017

I giardini che nessuno sa


Senti quella pelle ruvida, un gran freddo dentro l’anima,
fa fatica anche una lacrima a scendere giù.
Troppe attese dietro l’angolo, gioie che non ti appartengono.
Questo tempo inconciliabile gioca contro di te.
Ecco come si finisce poi, inchiodati a una finestra noi,
spettatori malinconici, di felicità impossibili…
Tanti viaggi rimandati e già, valigie vuote da un’eternità…
quel dolore che non sai cos’è, solo lui non ti abbandonerà mai, oh mai!

È un rifugio quel malessere,
troppa fretta in quel tuo crescere.
Non si fanno più miracoli, adesso non più.
Non dar retta a quelle bambole. Non toccare quelle pillole.
Quella suora ha un bel carattere, ci sa fare con le anime.

Ti darei gli occhi miei per vedere ciò che non vedi.
L’energia l’allegria per strapparti ancora sorrisi.
Dirti sì, sempre sì, e riuscire a farti volare, dove vuoi, dove sai senza più quel peso sul cuore.
Nasconderti le nuvole, quell’inverno che ti fa male.
Curarti le ferite e poi qualche dente in più per mangiare.
E poi vederti ridere, e poi vederti correre ancora.
Dimentica, c’è chi dimentica distrattamente un fiore, una domenica e poi… silenzi.
E poi, silenzi.

Nei giardini che nessuno sa si respira l’inutilità,
c’è rispetto grande pulizia, è quasi follia.
Non sai come è bello stringerti, ritrovarsi qui a difenderti, e vestirti e pettinarti sì, e sussurrarti non arrenderti.
Nei giardini che nessuno sa quanta vita si trascina qua, solo acciacchi, piccole anemie.
Siamo niente senza fantasie.

Sorreggili, aiutali, ti prego non lasciarli cadere.
Esili, fragili, non negargli un po’ del tuo amore.
Stelle che ora tacciono, ma daranno un senso a quel cielo.
Gli uomini non brillano, se non sono stelle anche loro.
Mani che ora tremano, perché il vento soffia più forte…
Non lasciarli adesso no, che non li sorprenda la morte.
Siamo noi gli inabili, che pure avendo a volte non diamo.

Dimentica, c’è chi dimentica distrattamente un fiore, una domenica e poi… silenzi.
E poi, silenzi.

Di Renato Fiacchini e Danilo Riccardi, 1994.

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